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Il FMI ordina all’Italia di tagliare su pensioni e sanità

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18 settembre – La spendig review e’ uno ”strumento importante”, ma le analisi suggeriscono che ”ulteriori risparmi saranno difficili senza affrontare l’elevata spesa per le pensioni”. Lo afferma il Fmi nell’Article VI sull’Italia, sottolineando che ci sono spazi per migliorare anche la spesa sanitaria.
“L’Italia resta ”vulnerabile a una perdita di fiducia del mercato” e al ”contagio finanziario”. Per questo l’Italia potrebbe anche essere ”fonte di contagio per il resto del mondo”.
Il Fmi promuove l”’agenda ambiziosa di riforme” del premier Matteo Renzi. ”La loro risoluta attuazione e’ essenziale per creare lavoro, aumentare la produttivita’ e aumentare il potenziale di crescita” afferma il Fmi. ”Attuare le riforme strutturali simultaneamente e genererebbe significate sinergie di crescita”.
”Un ulteriore aggiustamento rispetto ai piani delle autorita’ (fino allo 0,5% del pil a seconda della forza della ripresa) aiuterebbe a raggiungere un piccolo surplus strutturale nel 2015”. Lo afferma il Fmi nell’Article VI sull’Italia. Lo 0,5% del pil equivale a una correzione di circa 7,5-8 miliardi.
Il Fmi, che spiega che l’Italia deve ”muoversi rapidamente sulle riforme”. Bene l’idea di un ”singolo contratto di lavoro”. ”Con il 70% dei nuovi contratti a tempo determinato, ulteriore flessibilita’ ai margini fa poco per ridurre dualita’ e spingere investimenti”.
La legge elettorale e’ importante per la crescita perche’ aiuta il sostegno e l’attuazione delle riforme. Lo afferma il Fmi nell’Article Iv sull’Italia, annoverando la riforma della giustizia e del lavoro le altre centrali per l’Italia.

http://www.imolaoggi.it/2014/09/18/il-fmi-ordina-allitalia-di-tagliare-su-pensioni-e-sanita/

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Articolo 18, un valore per tutti

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L’articolo 18 della legge 300/1970 è stato con­si­de­rato per molti anni come il sim­bolo della giu­sti­zia sociale, in fab­brica e fuori. «Il capo gua­da­gna 10 o 100 volte più di me, può fare gli orari e le vacanze che vuole, assu­mere chi gli sta a cuore, però una volta che io sono lì, al lavoro, non può man­darmi via. Il posto di lavoro è anche mio. C’è un giu­dice (a Ber­lino) che, nel caso, me lo darà indietro».
La giu­sti­zia sociale così espressa – lo abbiamo detto e ripe­tuto – era fatta pro­pria da tutti i lavo­ra­tori dipen­denti, del set­tore pub­blico e di quello pri­vato, dai lavo­ra­tori auto­nomi e dai senza lavoro. I dipen­denti pub­blici come gli inse­gnanti, com­presi le gio­vani mae­stre pre­ca­rie, oppure scrit­tori e avvo­cati par­te­ci­pa­rono alla grande mani­fe­sta­zione del Circo Mas­simo il 23 marzo 2002, fatta dalla Cgil di Ser­gio Cof­fe­rati, senza badare al fatto che l’articolo in que­stione non li riguar­dava. Era una cosa giu­sta, per tutti, era indi­vi­si­bile come la giu­sti­zia. Era un valore per tutti; si doveva impe­dire che fosse can­cel­lato o stravolto.

È ben noto che gli avver­sari dell’articolo 18, più o meno nello stesso periodo, si erano avvolti nel man­tello della libertà. «La fab­brica è mia e quel certo sin­da­ca­li­sta non lo sop­porto pro­prio. Fa per­fino del sabo­tag­gio» Non erano solo Mar­chionne e i suoi pre­cur­sori a pen­sarla così. Non pochi pen­sa­vano che la libertà di licen­ziare fosse una delle libertà demo­cra­ti­che pre­scritte dfa un qual­che emen­da­mento della Costi­tu­zione del Capi­tale. Il Capi­tale era tirato per i capelli in que­sta discus­sione. Si argo­men­tava che nes­suno avrebbe rischiato inve­sti­menti in Ita­lia alla pre­senza di que­sto abo­mi­nio oltre­tutto pro­tetto da un’alleanza ince­stuosa tra giu­dici e ope­rai. Si fecero per­fino dei par­titi poli­tici nuovi – o rivol­tati come una vec­chia giacca – per soste­nere poli­ti­ca­mente que­sti valori.

I testi che pub­bli­chiamo in que­sto spe­ciale met­tono però in luce lo scarto tra pen­siero eco­no­mico e ideo­lo­gia padro­nale. Per mostrare buona volontà l’estrema sini­stra di cui essi si ser­vono è John May­nard Key­nes, lasciando da parte altri autori più riso­luti che forse avreb­bero cau­sato qual­che tem­pe­sta ideologica.

Altre leggi hanno modi­fi­cato la legge 300 che a sua volta (in par­ti­co­lare l’articolo 18) era il com­ple­ta­mento della legge 604 del 16 luglio 1966. I lavo­ra­tori dipen­denti con con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato si sono nel frat­tempo ridotti di numero e in una vera trat­ta­tiva sin­da­cale sarebbe stato pos­si­bile tro­vare un com­pro­messo accet­ta­bile tra egua­glianza e libertà, tenendo conto del valore sim­bo­lico e del rap­porto di forze. Forse si sarebbe potuto seguire una via dif­fi­cile e ope­rosa: prima discu­tere di tutto il resto e poi della even­tuale riscrit­tura di que­sto o di quell’articolo di legge. Ecco però che viene di nuovo fatto sal­tare tutto. Una parte della Con­fin­du­stria, spal­leg­giata da per­so­naggi della poli­tica e dell’accademia, con nomi che è inu­tile o dan­noso ripe­tere, vuole stra­vin­cere, vuole l’umiliazione di chi la pensa diver­sa­mente, di chi crede dav­vero che gli uomini siano uguali tra loro.

Mat­teo Renzi, pover’uomo, man­cando di un’idea per­so­nale, si accoda. Ripete quello che gli hanno detto. Attacca i soste­ni­tori dell’art.18 come fau­tori dell’apar­theid tra lavo­ra­tori di serie A e di serie B. Si fa rispon­dere da Ste­fano Fas­sina che, senza difese sin­da­cali e poli­ti­che, fini­ranno tutti in serie C.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Lavoro/2014/9/19/42358-articolo-18-un-valore-per-tutti/

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«E ora pensioni e sanità». Il Fmi vede nero: –0,1%

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L’economia si con­trarrà anche nel 2014, con il pil in calo dello 0,1% a cer­ti­fi­care il terzo anno con­se­cu­tivo di reces­sione (nel 2013 il dato segnò –1,9%, nel 2012 –2,4%).

Dopo l’Ocse (che ha sti­mato un –0,4%), è arri­vato anche il Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale a gelare l’Italia rive­dendo al ribasso la pre­vi­sione di cre­scita. Che sem­bra sarà tagliata ancora in otto­bre, quando ver­ranno presi in con­si­de­ra­zione gli ultimi dati nega­tivi. Il pil tor­nerà a cre­scere nel 2015 (+1,1%), per poi acce­le­rare nel 2016 a +1,3%.

Il Fmi rivede invece al rialzo i dati sul defi­cit di bilan­cio e sul debito pub­blico. Nel 2014 il disa­vanzo rag­giun­gerà il 3% del pil e nel 2015 il 2,1%. Il debito ita­liano salirà, toc­cando il picco, al 136,4% del pil nel 2014, per poi scen­dere pro­gres­si­va­mente. L’ispezione del Fmi nell’economia ita­liana vede nero anche sul lavoro: la disoc­cu­pa­zione salirà quest’anno ai mas­simi dal dopo­guerra, al 12,6% (nel 2013 era al 12,2%). E resterà a due cifre fino al 2017.

22pol2 lagarde fmi se serve 864637Nel rap­porto sull’Italia dif­fuso ieri, l’arti­cle IV (in base all’articolo IV dello sta­tuto del fondo), l’istituzione di Washing­ton, accanto ai dati, dice la sua sulle riforme e l’operato del governo. Dun­que, la spen­dig review è uno «stru­mento impor­tante», ma le ana­lisi sug­ge­ri­scono che «ulte­riori risparmi saranno dif­fi­cili senza affron­tare l’elevata spesa per le pen­sioni», che rap­pre­sen­tano il 30% della spesa totale, fa i conti il Fmi che sug­ge­ri­sce: «L’obiettivo dovrebbe spo­starsi verso i risparmi sulle pen­sioni attuali, magari attra­verso una mag­giore indi­ciz­za­zione pro­gres­siva». E ce n’è anche per la spesa sanitaria.
Il Fmi sferza «l’agenda di riforme ambi­ziose» di Renzi. Il Jobs act, secondo l’ispezione di Chri­stine Lagarde, andrebbe nella giu­sta direzione.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Economia/2014/9/19/42360-e-ora-pensioni-e-sanita-il-fmi-vede-nero-01/

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Riforme del lavoro e supermarket contrattuali

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Da quasi vent’anni si è dato corso ad una serie di riforme per fles­si­bi­liz­zare il mer­cato del lavoro. Gli inter­venti si sono con­cen­trati molto sulle norme per gli ingressi, dal Pac­chetto Treu del 1997, pas­sando per la Legge 368/2001, per la Riforma Biagi (Legge 30) del 2003, sino alla recente Legge For­nero del 2012, che ha messo mano anche alle regole per le uscite, inter­ve­nendo sui licen­zia­menti indi­vi­duali e col­let­tivi. Gli effetti sul mer­cato del lavoro sono noti. La volontà dichia­rata era la mag­giore effi­ca­cia nel fun­zio­na­mento del mer­cato e la ridu­zione della disoc­cu­pa­zione, di lunga durata e dei gio­vani in par­ti­co­lare, feno­meni ende­mici ita­liani. L’esito delle «riforme par­ziali» è stato però il dua­li­smo del mer­cato, cioè la crea­zione di un mer­cato paral­lelo in cui pro­li­fe­rano con­tratti non-standard dai mol­te­plici pro­fili, che diven­tano sosti­tuti delle forme con­trat­tuali stan­dard, lavoro subor­di­nato a tempo pieno e senza limiti di durata. È ciò che è diven­tato noto come «super­mar­ket» contrattuale.

La ricetta della pro­gres­siva cre­scita della fles­si­bi­lità in entrata, senza alcun inter­vento orga­nico sul sistema delle pro­te­zioni sociali per esten­dere le tutele ai lavo­ra­tori «fles­si­bili», non ha pro­dotto altro che più pre­ca­rietà, più incer­tezza sulle con­di­zioni lavo­ra­tive, meno moti­va­zioni sul lavoro, effetti di cui peral­tro si lamenta la stessa Ocse nel suo rap­porto 2014 sull’occupazione.

Que­ste riforme non hanno favo­rito l’occupazione ma spesso una sosti­tu­zione di lavoro giu­sta­mente retri­buito e sta­bile, con lavoro insta­bile che si per­pe­tua con­tratto dopo con­tratto e con retri­bu­zioni in discesa. Lo rico­no­sce anche un recente rap­porto del MEF (a cura di Di Dome­nico e Scar­lato, 2014): «le riforme par­ziali della legi­sla­zione sul mer­cato del lavoro hanno avuto l’effetto di accre­scere la seg­men­ta­zione del mer­cato e i recenti cor­ret­tivi intro­dotti non sono stati effi­caci nel miglio­rare l’accesso ad un lavoro sta­bile né nell’aumentare la pro­ba­bi­lità di tran­si­zione dal lavoro tem­po­ra­neo a quello per­ma­nente». Anche l’Isfol ci rac­conta che sul mer­cato del lavoro dal 2007 la situa­zione è di molto peggiorata.

Secondo una recente ana­lisi (a cura di Man­drone, Marocco, Radic­chia, 2014), dopo il 2009 è avve­nuto un pro­cesso di sosti­tu­zione del lavoro stan­dard con lavoro non stan­dard, con­tratti a ter­mine, a tempo ridotto, a chia­mata, lavoro auto­nomo che fat­tura ma non incassa. Que­sti con­tratti non rie­scono nep­pure svol­gere la fun­zione “ponte”, ovvero faci­li­tare il pas­sag­gio dal non lavoro al lavoro stabile.

È aumen­tato invece il feno­meno della “trap­pola” della pre­ca­rietà, più lavori non stan­dard suc­ces­sivi con scarse pos­si­bi­lità di giun­gere ad un lavoro stan­dard, ed è anche aumen­tato il feno­meno del “rim­balzo”, ovvero del pas­sag­gio da lavoro non stan­dard allo stato di disoc­cu­pa­zione o di inat­ti­vità. Infine, anche il lavoro stan­dard non offre certo più le sicu­rezze della fase pre-crisi, data la cre­scita della pro­ba­bi­lità di per­derlo. L’estremo dua­li­smo sul mer­cato del lavoro gene­rato dalle pas­sate riforme viene oggi esa­cer­bato dai prov­ve­di­menti Renzi-Poletti (Legge 78). Il rischio è quello di accre­scere la «trap­pola» della pre­ca­rietà da cui è dif­fi­cile uscire, con un aumento della disoc­cu­pa­zione soprat­tutto nelle fasi nega­tive del ciclo in cui il lavoro manca per­ché manca la domanda di lavoro che è — ricor­dia­molo — domanda deri­vata dalla domanda di mer­cato, e quindi dalla domanda effettiva.

La revi­sione delle norme su lavoro a ter­mine e appren­di­stato rischia di esten­dere la pre­ca­rietà o il ritorno verso la disoc­cu­pa­zione e la inat­ti­vità, in tempo di crisi in cui il lavoro manca per­ché manca la domanda. Ma ancor più, con que­sti prov­ve­di­menti, il con­tratto di lavoro subor­di­nato, a tempo inde­ter­mi­nato e pieno, perde defi­ni­ti­va­mente la carat­te­ri­stica di con­tratto pre­va­lente, scal­zato dalla mol­te­pli­cità dei con­tratti non stan­dard. A que­sta situa­zione, che riflette la con­di­zione depressa dell’economia e la sta­gna­zione della pro­dut­ti­vità, si vuol rispon­dere intro­du­cendo ulte­riore fles­si­bi­lità in entrata, con un nuovo con­tratto, a tutele pro­gres­sive, solo per­ché con esso si rima­neg­giano anche le regole delle uscite, faci­li­tando così licen­zia­menti e can­cel­lando l’art.18.

Con que­sta poli­tica nes­sun effetto posi­tivo si è gene­rato sulla pro­dut­ti­vità nell’ultimo decen­nio, per­ché que­sta può cre­scere se si innova sui luo­ghi di lavoro e nell’organizzazione del lavoro, non certo intro­du­cendo più pre­ca­rietà. Ridurre il costo del lavoro attra­verso le par­ziali riforme ha sor­tito l’effetto di ren­dere sta­gnanti le retri­bu­zioni senza effetti posi­tivi su occu­pa­zione e nep­pure su com­pe­ti­ti­vità delle imprese. Quanto ancora dovremo aspet­tare per poli­ti­che che accre­scono l’investimento in capi­tale umano, den­tro e fuori l’impresa, la qua­lità del lavoro e l’innovazione? Que­sti fat­tori si legano poco con l’instabilità del lavoro e con rap­porti lavo­ra­tivi di lunga durata. Solo allora potremo regi­strare aumenti di pro­dut­ti­vità e aumenti dell’occupazione, incre­menti di com­pe­ti­ti­vità accom­pa­gnati da una cre­scita della domanda.

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Donato Bruno indagato. Per il Fatto il senatore in corsa per la Consulta sotto indagine a Isernia

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Aspirante giudice costituzionale indagato. Secondo il Fatto Quotidiano, Donato Bruno, parlamentare di Forza Italia in corsa insieme a Violante per una poltrona alla Consulta, sarebbe indagato a Isernia, per concorso in interesse privato del curatore degli atti del fallimento. “Una consulenza da circa 2,5 milioni di euro è ora nei cassetti della Guardia di Finanza e della Procura di Isernia, e rischia di far tramontare ogni velleità” per Bruno. La vicenda è legata al fallimento della Itierre, ex colosso del tessile, con 600 dipendenti ormai in cassa integrazione.

Scrive il Fatto che per comprendere la vicenda bisogna sapere del rapporto di “amicizia” tra il senatore Bruno e Stanislao Chimenti, commissario straordinario dell’Itierre:

Quando per l’Itierre arrivano i primi seri problemi, l’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola nomina tre commissari straordinari che devono curare gli interessi dell’azienda: Roberto Spada, Andrea Ciccoli e Stanislao Chimenti.
I commissari scoprono quindi che è sparito un mucchio di soldi, 44 milioni, e si costituiscono parte civile nel processo contro l’ex presidente del Consiglio d’amministrazione Tonino Perna, oggi imputato per bancarotta. Ma, scrive il Fatto:

Nel frattempo finiscono anch’essi nel registro degli indagati. Il motivo? In questi anni hanno affidato consulenze su consulenze. Ed è proprio su queste consulenze che procura e Gdf stanno indagando. Il caso di Bruno è emblematico. E’ proprio al suo vicino di stanza – il senatore Donato Bruno – che Chimenti affida una consulenza, sul fallimento della società molisana che vale ben 2,5 milioni.
Il senatore, sentito dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro, ha replicato di “non aver ricevuto alcun avviso di garanzia, non mi risulta essere indagato” e si dice “sereno: non rinuncerei alla candidatura anche se fossi indagato”.

http://www.huffingtonpost.it/2014/09/19/bruno-giudice-costituzionale-indagato_n_5847540.html?utm_hp_ref=italy&ir=Italy

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Articolo 18, Elsa Fornero: “E’ solo un regalo di Renzi ad Alfano, non so se serva abolirlo”. E sul Pd…

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“Per me oggi sarebbe facile dire ‘Avete quel che vi meritate’, ma non è questo il punto” anche se sono stata trattata “abbastanza male dal Pd quando feci la riforma del mercato del lavoro”. Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro del governo guidato da Mario Monti, si toglie qualche sassolino dalle scarpe nei confronti del Partito democratico. In un’intervista al Corriere della Sera, la Fornero si chiede “se l’abolizione dell’articolo 18 sia davvero quel che serve”. Perché “nel convegno (sull’occupazione tenutosi a Bruxelles) è emerso che le riforme da sole non creano occupazione, devono essere collegate a politiche macroeconomiche”. E poi, aggiunge, “non possiamo essere schizofrenici, che da una parte ci lamentiamo della precarietà e dall’altra liberalizziamo sempre più i contratti, che quando va bene si tramuta in flessibilità, quando va male in libertà per i datori di lavoro di fare quello che vogliono”.

Per la Fornero il premier Matteo Renzi ha deciso di accelerare sulla riforma del lavoro “per risolvere un conflitto nella maggioranza, accogliendo la richiesta del Nuovo centrodestra, che ne fa una vittoria di bandiera”. Esclude che la spinta di Renzi sia legata alle pressioni internazionali: “non credo proprio. Ho parlato con i vertici dell’Ocse e, semmai, sono sconcertati che si torni a discutere di articolo 18, già riformato solo due anni fa. Si sarebbe dovuto seguire un metodo diverso: valutare i risultati di quella riforma e vedere se essa andava corretta”. Fornero torna a riflettere sull’occupazione: “se non c’è domanda di lavoro, l’unico modo per crearla è ridurre in maniera significativa le tasse sul lavoro. Ma su questa, che è la vera cosa importante, non abbiamo ancora capito come farà il governo”.

http://www.huffingtonpost.it/2014/09/19/articolo-18-elsa-fornero_n_5847608.html?utm_hp_ref=italy&ir=Italy

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Esplora il significato del termine: No alla secessione, ma il Regno Unito cambiaNo alla secessione, ma il Regno Unito cambia

L’esito del voto avrà importanti ricadute costituzionali e politiche

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Gli indipendentisti sono stati sconfitti ma Regno Unito da oggi è diverso. L’esito del voto avrà importanti ricadute costituzionali e politiche. La secessione è scongiurata ma gli equilibri del potere subiranno un profondo cambiamento. Ci sarà un altro Regno Unito.

David Cameron ha il merito di avere accettato la sfida, ritenendo il referendum separatista un esercizio naturale di democrazia, visto che lo chiedeva il primo partito scozzese. Sia il premier britannico sia il leader dell’opposizione Ed Miliband hanno commesso però un grave errore: hanno sottovalutato gli indipendentisti, la loro crescente capacità, con toni moderati, mai volgari e folkloristici, di toccare le corde passionali del nazionalismo.

Non un populismo verboso e arrogante, semmai l’orgoglio politico con solide radici storiche e culturali, unito a pragmatismo e intelligenti strategie comunicative. Così la separazione della Scozia è stata davvero vicina I più alti dirigenti della amministrazione statale avevano ammonito Downing Street sin da gennaio che l’abile Alex Salmond, il «first minister» di Scozia, stava recuperando terreno e che il quadro si stava modificando. E pure i leader laburisti scozzesi avevano riportato a Londra le medesime preoccupazioni, segnalando che una parte partito si andava schierando per il sì. Ma soltanto nelle ultime due settimane David Cameron e Ed Miliband si sono svegliati dal torpore promettendo una più ampia devoluzione alla Scozia, specie in materia fiscale e hanno recuperato al fotofinish.

A livello costituzionale e istituzionale la conseguenza è evidente: sarà inevitabile allargare gli spazi di sovranità della Scozia (l’hanno giurato Cameron, Miliband e Clegg ai 4 milioni e 400 mila elettori), a cominciare dalle tasse e dal welfare. E ciò significa viaggiare verso un assetto federale, una Londra e un parlamento di Westminster meno dominanti politicamente, tenuto pure conto delle inevitabili spinte che arriveranno dall’Irlanda del Nord e dal Galles e tenuto conto che molti fra gli unionisti scozzesi hanno votato «no» in forza della promessa di una più ampia delega di poteri.

La Scozia resta ma in un nuovo Regno Unito, un Regno Unito che sarà federale federale. Questa considerazione, condivisa da tutti gli analisti, porta a una seconda ricaduta che è politica e che tocca sia David Cameron sia Ed Miliband. La prospettiva di una devoluzione ampliata viene contestata da almeno un centinaio di deputati conservatori inglesi i quali prefigurano scenari di ribellione al loro premier e la dura opposizione ai Comuni. Dopo le insubordinazioni sui matrimoni gay, dopo le fibrillazioni antieuropee, dopo le rincorse allo Ukip, ora la devoluzione: i conservatori sono sull’orlo della crisi di nervi. Alla vigilia delle elezioni non è un segnale rassicurante per Cameron che punta alla riconferma. E non è che stiano meglio i laburisti. L’incubo indipendenza li ha allarmati e divisi. Con la secessione Ed Miliband avrebbe perso ogni speranza di andare a Downing Street dato che la Scozia è un fortino laburista. Con l’unione confermata e con la devoluzione, invece, cresce e si moltiplica il «peso» condizionante dei 41 parlamentari laburisti scozzesi oggi presenti a Westminster: saranno determinanti negli equilibri numerici nel caso in cui Ed Miliband riuscisse a vincere le consultazioni generali della prossima primavera.

Questo referendum cambierà gli assetti e la bilancia del potere nel Regno Unito. Una storia, una storia importante, è alla spalle. E un’altra sta per cominciare. Forse Alex Salmond, l’indipendentista, non ne esce con le ossa spezzate.

http://www.corriere.it/esteri/14_settembre_19/no-secessione-ma-regno-unito-cambia-7a3a776e-3fbd-11e4-a191-c743378ace99.shtml

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iFixit: iPhone 6 Plus con batteria da 2915 mAh e 1 GB di RAM

iFixit ha smontato il nuovo iphone 6 Plus. L’indice di riparabilità è migliorato rispetto al passato, ma soprattutto sono stati svelati gli ultimi dettagli dell’hardware.

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L’iPhone 6 Plus monta una batteria da 2915 mAh (3.82 V e 11.1 Wh). La scoperta si deve al solito iFixit, che poche ore fa ha concluso una diretta live di smontaggio del nuovo smartphone Apple. Una delle curiosità più grandi era proprio il pacchetto batteria, adesso dimostratosi adeguato alla categoria phablet. Il Galaxy S5 monta infatti una 2800 mAh. Da rilevare che iPhone 5S e iPhone 6 si affidano rispettivamente a unità da 1560 mAh e 1810 mAh.

iFixit ha scoperto altri dettagli interessanti. Il primo è che effettivamente le strisce orizzontali posteriori in materiale plastico servono per la ricezione del segnale mobile. Un case in lega di alluminio completamente uniforme sarebbe stato un problema – ricordate l’antenna-gate?. Beh, a questo giro Apple si è spinta oltre perché la dotazione di antenne è migliorata.

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Dopodiché l’interno sembra ancora più ordinato rispetto al passato e la riparabilità appare più facile. Confermate tutte le caratteristiche tecniche già note. Mancava solo un dato forse: è presente 1 GB di RAM.

Per quanto riguarda i tasti sono stati scoperte delle guarnizioni in gomma che dovremmo proteggere meglio l’interno da polvere e acqua.

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Complessivamente l’indice di riparabilità è di 7 su 10 – meglio quindi rispetto al 6 su 10 dell’iphone 5S. Il motivo si deve soprattutto alla possibilità di accedere immediatamente allo schermo. Alla facilità di sostituzione della batteria, sempre che si disponga del cacciavite pentalobo. Alla nuova ingegnerizzazione del sensore per le impronte.

http://www.tomshw.it/cont/news/ifixit-iphone-6-plus-con-batteria-da-2915-mah-e-1-gb-di-ram/59211/1.html

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Concluso spoglio in Scozia, vittoria del No con 55,3% dei voti

Altissima l’affluenza alle urne: 84,6%
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Edimburgo, 19 set. (TMNews) – Si è concluso lo spoglio dei voti del referendum in Scozia in tutte e 32 le circoscrizioni. Il dato definitivo assegna la vittoria al No all’indipendenza con il 55,3% dei voti.

Gli scozzesi che hanno accolto la proposta del leader indipendentista Alex Salmond sono stati 1.617.989, coloro che l’hanno bocciata sono stati 2.001.926. L’affluenza alle urne è stata del 84,6%.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/concluso-spoglio-in-scozia-vittoria-del-no-con-553-dei-voti-PN_20140919_00033.shtml

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Inchiesta G8, confiscati a Balducci beni per 13 milioni di euro

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I finanzieri del comando provinciale di Roma hanno confiscato numerosi beni immobili, autoveicoli, quote societarie e conti bancari dell’ex provveditore alle Opere Pubbliche di Roma nonché presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e dei componenti del suo nucleo familiare, per un valore stimato in circa 13 milioni di euro.

La confisca è stata disposta dal Tribunale di Roma-Sezione Misure di Prevenzione e riguarda l’intero patrimonio accumulato nell’ultimo decennio dalla famiglia Balducci, puntualmente ricostruito grazie alle mirate analisi economico-finanziarie condotte dagli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica della Capitale.

Balducci, con altri funzionari pubblici e imprenditori, è stato al centro delle indagini condotte dalle Procure di Roma, Firenze e Perugia sulla cosiddetta cricca degli appalti: un esteso e organizzato fenomeno di malaffare, definito da alcuni degli intercettati come ‘sistema gelatinoso’ che, dal 1999, a fronte dell’uso sistematico della corruzione e di articolati illeciti tributari diretti a camuffare l’erogazione di tangenti, ha consentito la metodica assegnazione a un numero chiuso di imprese favorite, in primis quelle di Diego Anemone, di rilevantissimi appalti pubblici, tra cui anche quelli relativi ai cosiddetti Grandi Eventi (Mondiali di Nuoto 2009, Vertice G8 all’Isola de La Maddalena, Celebrazioni del 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia). Secondo gli accertamenti svolti dalle fiamme gialle di Roma, l’ex provveditore alle Opere Pubbliche ha tratto ”notevolissimi benefici economici da quel vasto sistema corruttivo, accumulando un ingente patrimonio personale che, già sottoposto alla misura di prevenzione patrimoniale del sequestro nel giugno dello scorso anno, viene oggi definitivamente confiscato”.

Tra beni confiscati immobili lusso sulle Dolomiti e a Montepulciano – Tra i beni confiscati vi sono l’abitazione romana dei Balducci, appartamenti sulle Dolomiti e in provincia di Pesaro, nonché un lussuoso casale con piscina e relativi terreni a Montepulciano (Siena), la cui edificazione e ristrutturazione è stata curata proprio dall’impresa Anemone. Confiscati anche conti bancari e automobili di Angelo Balducci e dei suoi familiari nonché quote del capitale della società di produzione cinematografica Edelweiss production Srl, che è risultata aver beneficiato di ingentissimi finanziamenti da Anemone e altri imprenditori aggiudicatari di appalti pubblici per la realizzazione di film interpretati da Lorenzo Balducci, figlio dell’ex Provveditore alle Opere Pubbliche.

Applicata misura sorveglianza speciale per 3 anni – Con lo stesso provvedimento il Tribunale della Capitale ha anche applicato ad Angelo Balducci la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni tre, con obbligo di soggiorno nel Comune di Roma per lo stesso periodo, riconoscendone così la pericolosità sociale, come persona dedita ”a traffici delittuosi e che vive abitualmente con i proventi di attività illecite”.

L’operazione di oggi, fa notare la Guardia di Finanza di Roma, si connota per essere uno dei primissimi casi di confisca di beni riconducibili a una persona la cui ”pericolosità deriva non dall’appartenenza al crimine organizzato, ma dal ripetuto coinvolgimento nei cosiddetti reati dei ‘colletti bianchi’. La confisca di oggi avviene a distanza di poco tempo dal maxi-sequestro del centro sportivo Salaria sport village, del valore di circa 200 milioni di euro, eseguito dalla Guardia di Finanza di Roma nei confronti dell’imprenditore Diego Anemone. Questa struttura rappresenta, come rivelato dalle articolate indagini economico-finanziarie delle fiamme gialle, il frutto del reinvestimento di ingentissimi proventi giunti nelle casse delle imprese di Anemone a seguito dell’aggiudicazione pilotata degli appalti pubblici gestiti da Angelo Balducci e attualmente è diretta da un’Amministrazione Giudiziaria che ne garantisce la continuità aziendale.

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