Installa questo tema
New Post has been published on TNT NEWS

New Post has been published on http://tntnews.altervista.org/terremoto-in-europa-vincono-tutti-i-partiti-radicali-non-ce-maggioranza/

Terremoto in Europa: vincono tutti i partiti più radicali. Non c’è maggioranza

Se i dati saranno confermati, i conservatori del Ppe perdono 62 seggi ma restano la prima formazione con 212 deputati con il 28% dei voti, e rivendicano con il loro candidato, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, la guida della commissione. I socialisti perdono 10 seggi, passano da 196 a 186 (con il 24,7% dei voti), e il loro Martin Schulz non intende mollare la presa sulla poltrona di Jose Durao Manuel Barroso.

Portati dal vento dell’euroscetticismo, i partiti piu’ radicali vincono le elezioni europee; un vero e proprio terremoto politico, le cui faglie passano l’una in Francia, l’altra in Gran Bretagna. E l’Europa che si sveglia scopre che la sua vocazione europeista e’ si’ pur sempre maggioritaria ma e’ molto indebolita. I veri vincitori di queste elezioni sono i radicali, di destra in maggioranza, ma anche di sinistra, uniti solo dall’odio per Bruxelles, sinonimo di “sistema di potere”.

Se i dati saranno confermati, i conservatori del Ppe perdono 62 seggi ma restano la prima formazione con 212 deputati con il 28% dei voti, e rivendicano con il loro candidato, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, la guida della commissione. I socialisti perdono 10 seggi, passano da 196 a 186 (con il 24,7% dei voti), e il loro Martin Schulz non intende mollare la presa sulla poltrona di Jose Durao Manuel Barroso. Ma le due grandi famiglie politiche anche se troveranno insieme una via d’uscita, scegliendo un candidato comune, sentiranno forte la pressione degli anti-Ue. i. I liberali scendono a 70 seggi (9,3%). Gli euroscettici sono di fatto triplicati (141). L’Efd ottiene 36 seggi, gli eurodeputati indipendenti salgono a 38 (5%), gli altri partiti non allineati sono a quota 67 eurodeputati. I conservatori e riformisti registrano 44 seggi, mentre la sinistra di Tsipras scende a 43 seggi e i Verdi restano a 55. Uno sguardo anche all’affluenza, che era andata via via scemando dalle prime elezioni europee, nel 1973, arrivando al picco negativo del 43$ nel 2009. Ma in questo panorama, anche un miglioramento minuscolo, ovvero il 43,09% viene salutato come una svolta storica.

L’autentico terremoto politico anti-Ue (che vede a Bruxelles oltre 140 parlamentari non solo euroscettici ma anti-sistema) parte dalla Francia. L’annunciata vittoria della destra del Front National di Marine Le Pen, di gran lunga il primo partito con il 25,40%, ha stordito tutti. Non tanto i gollisti dell’Ump, secondi con il 20,6%, quanto i socialisti del presidente Francois Hollande crollati al loro minimo storico, appena il 14%. Lo sgomento e’ tale che domani e’ stato convocata all’Eliseo un gabinetto d’emergenza. Le Pen ha gia’ chiesto elezioni anticipate e l’Eliseo tenta di arginare lo scossone assicurando che trarra’ “lezione da questo evento cruciale”. Ma lei promette di scuotere il Paese e l’Ue: il popolo francese “non vuole piu’ esser governato dall’esterno, rispondere a leggi per cui non hanno votato o obbedire a uomini che non sono soggetti alla legittimita’ del suffragio universale”.

La seconda faglia del sisma si e’ aperta fragorosa nel Regno Unito, Paese euroscettico per eccellenza. Mancano ancora i risultati dell’Irlanda del Nord, ma l’Ukip (dichiaratamente anti-Ue) di Nigel Farage e’ decollato al primo posto con 24 deputati, piazzandosi a oltre il 29%, ben 11 in piu’ rispetto al 2009. I laburisti sono al 25,4%, i conservatori al 24,6%, i Verdi al 7,9, davanti ai Liberaldemocratici al 6,9%. La vittoria dell’Ukip significa la prima volta dal 1910 in cui le elezioni non sono vinte da uno dei partiti storici, Tory o Labour. “Abbiamo colpito molto duramente”, ha detto Farage, salutando “il piu’ straordinario risultato della storia politica degli ultimi 100 anni”. Ora ovviamente punta al Parlamento di Westminster perche’ a tre quarti dei seggi assegnati, l’Ukip e’ a 23 seggi, i conservatori a 18, al pari dei laburisti di Ed Miliband; sono invece quasi scomparsi i liberal-democratici di Nick Clegg, compagni di colazione con Cameron, che hanno perso 9 seggi e ne hanno conservato solo uno.

Va un po’ meglio per il fronte europeista in Germania. In Germania la Cdu/Csu di Angele Merkel resta il primo partito con il 36,3% (ma arretra rispetto al 42,5 delle politiche del 2013), a quasi 10 punti dai compagni di ‘grosse koalition’, ma rivali a Straburgo, l’Spd che ha ottenuto circa il 27,4%. Anche nel Paese che fa traino all’Ue, trionfano gli anti-euro dell’Afd, nati solo nella primavera del 2013, che sono al 7%, quarto partito dietro ai Verdi al 10,50%. A seguire la sinistra dei Linke, filo-Ue. La Germania, dove non c’e’ soglia di sbarramento, mandera’ anche un rappresentante di gruppi come i neonazisti dell’Npd con l’1% o i Piraten con l’1,4%. In Olanda, dove si e’ votato il 22 maggio, dalle urne e’ uscita la sorpresa che la formazione xenofoba e anti-Ue del Pvv di Geert Wilders, data dagli exit poll quarta, e’ in realta’ seconda ex aequo con i Democratici 66, per cui ad entrambi vanno 4 seggi. Primi i cristiano democratici con 5 deputati.

In Austria vince il centro destra dell’Ovp con il 27,3%, seguito dai social-democratici al 23,8%. Terzi spuntano i nazionalisti e anti-Ue dell’Fpo con il 19,5%. L’Fpo spera di riuscire a formare un gruppo anti-Ue comune con il Front National di Le Pen. In Danimarca ha stravinto il partito anti-immigrati Danish People Party con il 26,2, all’opposizione, che non punta ad alleanza con il Front National di Le Pen, giudicata formazione antisemita e antigay. Il partito di maggioranza, i social democratici sono secondi al 19,1%. In Grecia e’ il trionfo del partito anti-Ue per eccellenza, stavolta da sinistra. Si tratta di Syriza di Alexis Tsipras, primo partito greco con il 26,5%, che ha fatto della lotta all’austerita’ imposta dalla troika Ue-Bce-Fmi la sua ragion d’essere. Trionfo anche per l’estrema destra di Alba Dorata al 9,34%. In mezzo il partito del premier Antonis Samaras Neo Demokratia con il 23,13% che governa con il Pasok di Evangelos Venizelos, solo quarto con l’8,07%. Tsipras ha gia’ chiesto elezioni anticipate. In Spagna sono state punite le due formazioni principali che hanno governato negli ultimi anni di asuterita’: il Pp del premier Mariano Rajoy e’ al 26,03 e passa da 24 deputati a 16 (-8); peggio e’ andata ai socialisti con il 23,04%, che da 23 scendono a 14 perdendone 9. Exploit della formazione anti sistema fondata solo due mesi fa, Podemos (emanazione politica organizzata del movimento di protesta ‘ocupamos’), che dal nulla ha conquistato 5 seggi.

In Ungheria la notizia e’ il crollo dell’estrema destra ultranazionalista e razzista di Jobbik, secondo partito con il 14,68% ma che ha ceduto 6 punti rispetto alle politiche del 6 aprile. Primo Fidesz con il 51,49% del controverso premier Viktor Orban. Infine, per restare ai maggiori membri del club Ue, in Portogallo, che sta lentamente uscendo dalla crisi e’ stato punita la coalizione di governo del premier Pedro Passos Cohelo (social democratico) che ha imposto severe misure di austerita’, come in Grecia. Primi sono i socialisti con il 31,45% seguiti al 27,7% dall’insieme di formazioni al governo.

http://www.affaritaliani.it/affari-europei/terremoto-in-europa-260514.html?ref=ig

New Post has been published on TNT NEWS

New Post has been published on http://tntnews.altervista.org/europee-renzi-trionfa-pd-40-grillo-fermo-20-berlusconi-16-affluenza-586/

Europee, Renzi trionfa: Pd oltre il 40%, Grillo fermo al 20%, Berlusconi al 16%. Affluenza al 58,6%

Alle urne l’8% di italiani in meno rispetto al 2009.

Il Pd di Matteo Renzi vince le elezioni europee, davanti a M5s che ottiene un risultato lusinghiero ma comunque nettamente inferiore alle aspettative che lo stesso Grillo aveva prospettato; Forza Italia non raggiunge la soglia del 20% mentre Ncd di Angelino Alfano supera la soglia del 4%, anche se di poco. Questo il quadro dei risultati delle elezioni europee quando sono state scrutinate 60.271 sezioni su 61.592.

I dati Ecco i risultati quasi completi diffusi dal Viminale: Forza Italia 16,70%, Pd 40,99%, M5S 21,06%, L’altra Europa 4,03%, Lega 6,26%, Ncd 4,35%, Fratelli d’Italia 3,63%, Scelta Europea 0,70%. È stata del 58,69%, invece, l’affluenza definitiva alle urne registrata in Italia. Lo ha reso noto il ministero dell’Interno, quando mancano ancora alcuni comuni. Nelle europee del 2009 – quando si votò in due giorni – l’affluenza alla stessa ora è stata del 66,5%. Il calo è quindi pari a circa 8 punti percentuali.

L’euroscetticismo non sfonda L’altro dato è che nonostante l’avanzata dei movimenti euroscettici (M5s, Fdi e Lega), la maggior parte degli elettori hanno sostenuto partiti a favore dell’Ue. seppur con impostazioni di politica economica contrapposti.

L’incubo soglia Ma una frazione di punto può separare il paradiso dall’inferno: chi supererà il 4% manderà a Strasburgo 3-4 deputati, mentre chi non la raggiungerà rimarrà a bocca asciutta. I risultati hanno innanzitutto un valore in sede europea ma anche un significato sulla politica nazionale. Sul primo versante il Pd, se queste percentuali verranno confermate, sarà la prima delegazione all’interno del Pse, potendo così imporre la propria linea che mira a spingere su politiche di sviluppo, per altro ampiamente condivise tra i socialisti.

Crollo di Forza Italia Viceversa Fi si vedrà assai ridimensionata dentro il Ppe. Grillo poi, che potrebbe mandare in Europa una ventina di deputati, dovrà finalmente dire quello che non ha finora detto: in quale gruppo si collocherà e per quale candidato alla presidenza della Commissione voterà. Anche se sembra scontato il no ad accordi con Le Pen.

La maggioranza Per quanto riguarda i riflessi sulla politica interna, l’aspettativa creata da Grillo di una vittoria di M5s che sarebbe stato il trampolino per un cambio tanto al Quirinale che ha palazzo Chigi, è andata delusa. Avendo posto l’asticella molto in alto Grillo perde. Il risultato consegna invece una vittoria del Pd del premier Renzi; gli elettori avrebbero privilegiato la stabilità: «se confermato – ha detto Deborah Serracchiani – è un risultato straordinario». Ma non sono andati bene gli altri partiti di governo, con Ncd che supera la soglia del 4% di poco (Scelta civica ‘ addirittura sotto l’1%). Qualora il partito di Alfano dovesse fallire la soglia, significherebbe che il profilo non di sinistra di Renzi sarebbe in grado di rubare elettori anche ai partiti moderati alleati del Pd, creando una «competition» pericolosa all’interno della maggioranza. Questo potrebbe creare fibrillazioni dentro la stessa maggioranza sulle riforme, tanto costituzionali che economiche; i contrasti sul decreto lavoro visti prima delle urne si moltiplicherebbero su altri provvedimenti. Infine Forza Italia inchiodata al suo minimo storico: Berlusconi nelle ultime settimane ha addirittura ipotizzato uno suo ritorno al governo.

Riforme a rischio? Ma con le riforme si è visto che c’è una componente favorevole alla rottura e a una politica di opposizione forte a Renzi. Tutto dipenderà dalla capacità di Berlusconi di reimporre la propria leadership

New Post has been published on TNT NEWS

New Post has been published on http://tntnews.altervista.org/elezioni-2014-terremoto-francia-vince-marine-pen-socialisti-minimo-storico/

Elezioni 2014, terremoto Francia: vince Marine Le Pen, socialisti al minimo storico

Proiezioni: Ppe in testa con 211 seggi. I popolari rivendicano la vittoria, a noi la presidenza della commissione.

«Terremoto»: la Francia trema, per la prima volta il primo partito nel Paese è il Front National, l’estrema destra di Marine Le Pen, che straccia gli avversari della destra UMP e distacca in modo clamoroso i socialisti. Crollo storico per il PS, che si ferma appena sotto il 14%, allo sbando la gauche di governo, guidata dal premier Manuel Valls. Il presidente Francois Hollande, alla seconda disfatta consecutiva dopo le amministrative di marzo, ha convocato per domani mattina all’Eliseo una riunione di crisi.

C’è da rispondere alla Le Pen, che chiede «solennemente» di sciogliere il Parlamento e di convocare nuove elezioni. Valls, scuro in volto come mai prima, ha ammesso il «terremoto» e il momento «molto grave». Ma è determinato ad andare avanti e, come ha detto per l’ennesima volta, ad «accelerare con le riforme». Festa a Nanterre, la roccaforte del Front alla periferia di Parigi, sconcerto nel Paese, che pure da mesi era preparato all’inedita situazione con l’estrema destra in testa ai sondaggi. La realtà ha però superato ogni fantasia della vigilia: più di un francese su 4, il 26%, ha votato per il Fronte nazionale, e non c’è stato neppure il record di astensioni, più numerose nel 2009.

Sono andati a votare il 43% ma non è servito ad arginare lo tsunami-Le Pen che ha spazzato via con oltre cinque punti di distacco l’UMP, partito della destra parlamentare al quale non ha evidentemente giovato l’improvvisato ritorno in scena dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, che tre giorni fa ha invocato un’Europa franco-tedesca che sospenda immediatamente Schengen.

L’UMP finisce al 20,88% e sembra pronto l’addio di Jean-Francois Copè, il presidente che non ha mai convinto ma che adesso viene trascinato via dalla corrente degli scandali interni sui fondi neri, arrivata ancor prima dell’ondata di piena del Front National. Il Partito socialista tocca il fondo della sua storia, al 14% mentre le ipotesi più pessimiste lo davano al 16-17%, che sarebbe già stata una disfatta, come lo era stato cinque anni fa per le europee seguite alla guerra intestina fra Segolene Royal e Martine Aubry. Scommessa stravinta per Marine Le Pen, stasera osannata in modo trionfale dai suoi: Hollande – ha subito detto – «deve prendere le disposizioni che si impongono affinchè l’Assemblea diventi nazionale».

I temi forti della campagna – uscita dall’euro, rifiuto del rigore imposto da Bruxelles, ritorno alla «sovranità nazionale» – sono stati ribaditi dalla leader del «primo partito di Francia», che otterrà fra i 23 e i 25 eurodeputati contro i tre che aveva finora. Il Front National – cavalcando da solo la crisi e la politica «antisistema» – ha quadruplicato i voti rispetto al 2009 riuscendo ad andare oltre il raddoppio del suo record storico (11,7% dei voti nel 1989 e 11 eurodeputati nel 1994). Il record assoluto di voti in percentuale era stato alle presidenziali 2012 con il 17,90%.

Il Front ha fatto il pieno dei voti fra i giovani e gli operai, secondo le prime analisi del voto, dimostrando un radicamento nel territorio senza precedenti. Ed è riuscito a portare al Parlamento europeo tutti i suoi volti più noti: non solo Marine Le Pen e il padre Jean-Marie, ma anche i vicepresidenti Florian Philippot e Louis Aliot, e il controverso Bruno Gollnisch. Si tratta, come hanno osservato diversi commentatori già questa sera, della nascita di un partito nuovo che cambia in modo radicale il panorama politico francese della quinta repubblica, finora bipolare.

Nella prospettiva delle presidenziali 2017, il Front National si pone dunque in modo diverso e per il futuro politico della Francia molto dipenderà dalla capacità della destra UMP di riorganizzarsi, come molti chiedono stasera attorno al nume tutelare Sarkozy. Unico neo nella serata trionfale del partito della Le Pen, il fatto che sarà molto difficile costituire un blocco di almeno sette paesi a Strasburgo per costituire un gruppo nazionalista euroscettico in grado di pesare sulla politica europea. «Terremoto», titola in prima pagina Le Figaro di domani, «La France FN» risponde Liberation. Il «dopo 25 maggio» francese è già cominciato.

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=709771&sez=ITALIA&ssez=POLITICA

New Post has been published on TNT NEWS

New Post has been published on http://tntnews.altervista.org/esplora-significato-termine-non-si-puo-vivere-nel-baratro-si-uccide-loperaia-anti-suicidinon-si-puo-vivere-nel-baratro-si-uccide-loperaia-anti-suici/

Esplora il significato del termine: «Non si può vivere nel baratro» Si uccide l’operaia anti-suicidi«Non si può vivere nel baratro» Si uccide l’operaia anti-suicidi

Maria Baratto, 47 anni, cassintegrata Fiat. Trovata dopo 4 giorni

Non era un modo di dire: nel 2011 Maria aveva scritto quell’articolo perché un suo collega aveva appena tentato di uccidersi, e nel testo parlava anche di un altro che solo pochi giorni prima, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, uccise la moglie, tentò di ammazzare la figlia e poi si suicidò. E non era un modo di dire nemmeno per quanto la riguardava direttamente, perché martedì scorso Maria si è ammazzata. Si è piantata una coltellata nello stomaco e poi un’altra e un’altra ancora, finché ne ha avuto la forza. L’hanno trovata i carabinieri dopo quattro giorni, quando i vicini di casa di Maria li hanno chiamati perché lei non rispondeva al telefono e loro avvertivano un odore troppo sospetto venire da dietro la porta del suo appartamento, in una piccola palazzina di Acerra. Era stesa sul letto, e prima di farla finita aveva chiuso la porta a chiave dall’interno.

Dei suoi 47 anni, Maria gli ultimi sei li aveva passati in cassa integrazione. In fabbrica il suo posto era al reparto logistico della Fiat di Nola. E quale effetto avessero avuto su di lei le conseguenze della politica aziendale lo aveva raccontato nella testimonianza resa al regista Luca Russomando per il film La fabbrica incerta , del 2009: «A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33 da sola, oggi prendo psicofarmaci».

Era depressa, dunque, e sarebbe stato sorprendente il contrario, nella sua posizione. Ma era anche una che nel suo lavoro ci credeva, e sperava «che la figura dell’operaio torni a essere quella di una volta». Perché, diceva, «noi abbiamo sostenuto una nazione».

Le parole usate in quell’articolo che ancora oggi è reperibile in Rete, però, dimostrano che con il passare del tempo era diminuita la speranza e aumentata la frustrazione. «L’intero quadro politico-istituzionale che, da sinistra a destra, ha coperto le insane politiche della Fiat è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali», scriveva. Sottolineando poi la drammatica situazione di tanti lavoratori Fiat che «sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine e a un futuro di disoccupazione».
La sua cassa integrazione sarebbe scaduta nel prossimo luglio. Ma lei, evidentemente, non ce l’ha fatta a fidarsi.” src=”http://dizionari.corriere.it/images/info.gif” alt=”” border=”0” />

NAPOLI – Il 22 agosto del 2012, il sito comitatomoglioperai.it pubblicava un articolo scritto un anno prima dall’operaia Fiat in cassa integrazione Maria Baratto, intitolato «Suicidi in Fiat», che iniziava così: «Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti». 

Non era un modo di dire: nel 2011 Maria aveva scritto quell’articolo perché un suo collega aveva appena tentato di uccidersi, e nel testo parlava anche di un altro che solo pochi giorni prima, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, uccise la moglie, tentò di ammazzare la figlia e poi si suicidò. E non era un modo di dire nemmeno per quanto la riguardava direttamente, perché martedì scorso Maria si è ammazzata. Si è piantata una coltellata nello stomaco e poi un’altra e un’altra ancora, finché ne ha avuto la forza. L’hanno trovata i carabinieri dopo quattro giorni, quando i vicini di casa di Maria li hanno chiamati perché lei non rispondeva al telefono e loro avvertivano un odore troppo sospetto venire da dietro la porta del suo appartamento, in una piccola palazzina di Acerra. Era stesa sul letto, e prima di farla finita aveva chiuso la porta a chiave dall’interno. 

Dei suoi 47 anni, Maria gli ultimi sei li aveva passati in cassa integrazione. In fabbrica il suo posto era al reparto logistico della Fiat di Nola. E quale effetto avessero avuto su di lei le conseguenze della politica aziendale lo aveva raccontato nella testimonianza resa al regista Luca Russomando per il film La fabbrica incerta , del 2009: «A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33 da sola, oggi prendo psicofarmaci». 

Era depressa, dunque, e sarebbe stato sorprendente il contrario, nella sua posizione. Ma era anche una che nel suo lavoro ci credeva, e sperava «che la figura dell’operaio torni a essere quella di una volta». Perché, diceva, «noi abbiamo sostenuto una nazione». 

Le parole usate in quell’articolo che ancora oggi è reperibile in Rete, però, dimostrano che con il passare del tempo era diminuita la speranza e aumentata la frustrazione. «L’intero quadro politico-istituzionale che, da sinistra a destra, ha coperto le insane politiche della Fiat è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali», scriveva. Sottolineando poi la drammatica situazione di tanti lavoratori Fiat che «sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine e a un futuro di disoccupazione». 
La sua cassa integrazione sarebbe scaduta nel prossimo luglio. Ma lei, evidentemente, non ce l’ha fatta a fidarsi.

http://www.corriere.it/cronache/14_maggio_26/non-si-puo-vivere-baratro-si-uccide-l-operaia-anti-suicidi-1c9e12fe-e492-11e3-8e3e-8f5de4ddd12f.shtml