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Grillo ancora contro la riforma della Giustizia: «È fatta su misura per i ladri»

«Il M5S non parteciperà ad alcuna discussione sulla cosiddetta riforma della Giustizia voluta da un pregiudicato i cui obiettivi sono la separazione delle carriere, l’abolizione della obbligatorietà dell’azione penale, la responsabilità diretta dei magistrati, la proibizione della pubblicazione delle intercettazioni e la riduzione dei tempi di prescrizione. Una riforma fatta su misura per i ladri e preceduta da leggi ignobili di Berlusconi durante i suoi governi».

È quanto si legge nel post di apertura del blog di Grillo che assicura che il MoVimento non cederà – «nonostante appelli continui di sirene istituzionali avvenuti in questi giorni con telefonate private ai nostri senatori» – ad alcuna pressione. «Sirene astenetevi! Noi non siamo in vendita», dice Grillo spiegando che non «siamo un call center del Soccorso Piduista.

Sedersi al tavolo con il manichino Orlando – aggiunge – vorrebbe dire riconoscerne la dignità, ma lui l’ha persa nel momento in cui ha scelto di negoziare la giustizia con un condannato in via definitiva per truffa fiscale. Che credibilità può avere un ministro del genere? Da chi prende ordini e, soprattutto, cosa c’entra con la giustizia?».

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=864156&sez=ITALIA&ssez=POLITICA

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Renzi: “Così cambieremo l’Italia. Non accettiamo lezioni da nessuno”

Il presidente del Consiglio nel messaggio per l’apertura della Festa dell’Unità di Bologna: “Le aspettative che gli italiani ripongono sul governo fanno tremare i polsi, andremo avanti coinvolgendo e non escludendo”

Le aspettative che gli italiani ripongono sul Governo sono tali che “corrispondere a questo affidamento non è facile, ma fa tremare i polsi”. Matteo Renzi non nasconde il peso delle responsabilità che gravano sull’esecutivo – in un messaggio inviato per l’apertura della Festa dell’Unità di Bologna -. Il premier ricorda la vittoria alle Europee che “ci ha consegnato un’enorme responsabilità” e “il carico di un mandato, di una missione quasi, da più di 11 mln di elettori, ma che vale per tutti”.

“E’ quello che stiamo cercando di fare giorno dopo giorno – continua Renzi -. Con le riforme istituzionali, il Senato e il titolo V, assieme a quelle economiche, sul lavoro, la pubblica amministrazione, la giustizia civile, la scuola, la cultura”.

“Ogni tanto qualcuno ci viene a fare la lezione sulle priorità, che noi abbiamo ben chiare”. Il presidente del Consiglio ricorda l’agenda di riforme del Governo, sottolineando che le priorità “riguardano complessivamente l’assetto dell’Italia, la sua capacità di fare fronte agli impegni presi”, soprattutto “nel pieno del nostro semestre di presidenza dell’Unione”. E questo, spiega Renzi, “è il senso dei mille giorni, che i soliti noti hanno voluto leggere come un rallentamento della nostra azione di cambiamento e invece ne costituisce l’orizzonte, la profondità e l’intensità di un mandato di legislatura”.

“I giorni della Festa dell’Unità di Bologna saranno l’occasione per preparare una stagione di governo che sarà difficile e appassionante, perché stiamo cambiando l’Italia” – ha aggiunto il premier -. L’opera di cambiamento andrà avanti “coinvolgendo e non escludendo” e “correndo, ma senza lasciare nessuno indietro”.

“Abbiamo scelto di chiamare le nostre feste de l’Unità – ha sottolineato Renzi -, per dire che questa è casa nostra, una casa aperta, e che il giornale fondato da Antonio Gramsci tornerà a vivere, a creare dibattito, a sferzare e sferzarci, come ha fatto in tutti questi anni e come fa Europa, più giovane, ma vitale. Tutti noi siamo chiamati a uno sforzo di sobrietà, di rigore, di trasparenza. E’ quello che abbiamo cominciato a fare, con determinazione, con le iscrizioni, il fundraising”.

http://www.affaritaliani.it/politica/renzi2608.html?ref=ig

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Sacconi (Ncd): nessun prelievo sulle pensioni. Sull’articolo 18…

Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato e capogruppo del Nuovo Centrodestra a Palazzo Madama, intervistato da Affaritaliani.it, chiude la discussione sull’ipotesi di un intervento sulle pensioni avanzata dal ministro Poletti: “Non se ne farà nulla”. E sull’articolo 18 fate marcia indietro? “No. Nella riforma dello statuto dei lavoratori è primario contenuto il contratto a tempo indeterminato”. E ancora: “Chiediamo che la Legge di Stabilità sia coraggiosa dal punto di vista della riduzione delle spese e delle tasse

 

“Non se ne farà nulla”. Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato e capogruppo del Nuovo Centrodestra a Palazzo Madama, intervistato da Affaritaliani.it, chiude la discussione sull’ipotesi di un intervento sulle pensioni avanzata dal ministro Poletti. E sull’articolo 18 fate marcia indietro? “No. Nella riforma dello statuto dei lavoratori è primario contenuto il contratto a tempo indeterminato”. E ancora: “Chiediamo che la Legge di Stabilità sia coraggiosa dal punto di vista della riduzione delle spese e delle tasse”.

Il Nuovo Centrodestra cosa pensa dell’ipotesi di un intervento sulle pensioni alte ventilata dal ministro Poletti?
“Siamo contrari a quanto ha detto il ministro Poletti che è parso pensare anche a quelle medie e medio-basse. Un prelievo c’è già ed è già discutibile”.

Quello del governo Letta…
“Esatto”.

Nemmeno un nuovo intervento sulle pensioni d’oro?
“C’è già, ho detto”.

Anche il Pd è diviso. Come andrà a finire?
“Non se ne farà nulla”.

Sull’articolo 18, dopo la risposta di Renzi ad Alfano, fate marcia indietro?
“No. Riproponiamo un criterio di delega che riformi lo statuto dei lavoratori”.

E per quanto riguarda l’articolo 18?
“E’ implicito nella riforma dello statuto dei lavoratori del quale è primario contenuto il contratto a tempo indeterminato”.

Quindi la libertà di licenziare…
“No, la libertà di assumere”.

Quindi?
“Proponiamo la trasformazione dello statuto dei lavoratori in un nuovo testo unico semplificato e al suo interno la riforma del contratto a tempo indeterminato, anche per quanto riguarda la disciplina del recesso. La reintegrazione deve, per esempio, rimanere solo per i licenziamenti discriminatori”.

Quest’anno l’Italia rischia di sforare il tetto del 3%?
“Non credo, in ogni caso non è questo il problema del nostro Paese che ha ancora un avanzo primario al netto degli interessi. I problemi dell’Italia sono il debito e la non crescita”.

Smentisce anche lei la manovra correttiva?
“Non mi risulta e non la riterrei giusta”.

Di quanto potrebbe essere la Legge di Stabilità del prossimo anno?
“Ci dirà il governo qual è il cosiddetto quadro esigenziale, cioè la somma delle esigenze incomprimibili di spesa e quanto può essere l’azione di riduzione della pressione fiscale alla luce della riduzione delle spese. Noi chiediamo una manovra coraggiosa dal punto di vista della riduzione delle spese e delle tasse”.

Finora la spending review non ha prodotto grandi risultati, o sbaglio?
“Bisogna farla. Questo governo ha cominciato da poco, quindi è adesso che si vede con la Legge di Stabilità, che è il primo appuntamento con cui questo governo deve dimostrare di ridurre spese e tasse”.

Che cosa risponde a chi dice che presto in Italia arriverà la troica?
“E’ impossibile finché c’è stabilità politica”.

Ed è questo uno dei motivi per cui il Ncd ha fatto una scelta diversa rispetto a Forza Italia…
“Esatto. Siamo nati proprio per evitare il commissariamento dell’Italia e una pericolosa deriva democratica”.

http://www.affaritaliani.it/economia/sacconi-pensioni-articolo182008.html?ref=ig

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Reporter Usa decapitato, Cameron torna a Londra

Il primo ministro britannico “sconvolto” ha interrotto le vacanze. Il governo Gb teme che si possa trattare di uno dei tanti inglesi andati a combattere con i jihadisti in Medio Oriente. La madre di James Foley, il giornalista Usa ucciso: “Fieri di lui”. La Casa Bianca: “Inorriditi”. Hollande: “Ora una strategia globale contro i terroristi”

Renzi a Baghdad: l’integrità del paese è fondamentale per la stabilità. L’Ue deve essere qui, non volta le spalle ai massacri

Il primo ministro britannico, David Cameron ha interrotto all’improvviso le vacanze in Portogallo per tornare a Londra perché nel video diffuso ieri dai jihadisti sunniti dello Stato Islamico, in cui viene decapitato il reporter americano James Foley, l’aguzzino parlava con uno spiccato accento inglese. Questo elemento fa temere che si possa trattare di uno dei tanti sudditi di Sua Maestà aggregatisi agli jihadisti in Siria e Iraq. “Se vero, è un omicidio sconvolgente e turpe”, ha commentato l’ufficio del primo ministro.

Ieri sera i miliziani jihadisti dello Stato Islamico (Is) hanno pubblicato online un video che mostra un uomo con il volto coperto e vestito di nero che decapita un prigioniero. Si tratta di James Foley, un giornalista americano di 40 anni, originario di Boston, scomparso in Siria il 22 novembre del 2012, nel giorno del Ringraziamento. Il gesto è stato rivendicato dai jihadisti in difesa del Califfato islamico proclamato dal leader dello Stato Islamico Al-Baghdadi e in risposta alla decisione degli Usa di bombardare l’Iraq per fermare l’avanzata dei jihadisti.

Nel filmato si vede, presumibilmente, Foley vestito con una tuta arancione, come i carcerati di Guantanamo. Il giornalista prima di essere ucciso si rivolge alla sua famiglia e ai suoi amici accusando Obama e gli Usa di essere i diretti responsabili della sua esecuzione, ma molto probabilmente si tratta di una “confessione” estorta in punto di morte.

La madre di Foley ha scritto su Facebook di essere fiera di suo figlio: “Ha dato la vita per raccontare al mondo la sofferenza del popolo siriano”. Diane Foley ha anche lanciato un appello ai responsabili della morte del figlio quarantenne di risparmiare la vita degli altri “ostaggi innocenti”. “Ringraziamo Jim per tutta la gioia che ci ha dato. È stato straordinario, come figlio, fratello, giornalista e persona” (il VIDEOappello dei genitori nel 2013).

Il video – caricato su Youtube con il titolo “un messaggio all’America”, ma poi rimosso – si conclude con l’inquadratura dell’esecutore vicino ad un altro prigioniero e con il monito: “La vita di questo cittadino americano, obama, dipende dalla tua prossima decisione”. Nelle mani dei miliziani dell’Is ci sarebbe infatti anche Steven Joel Sotloff, corrispondente del magazine Time, scomparso in Libia nel 2013. Ed è mistero anche sulla sorte di un terzo giornalista americano, Austin Tice, scomparso in Siria nel 2012 e la cui famiglia ha espresso nelle ultime ore le condoglianze ai genitori di Foley. Nel 2002 un altro giornalista americano, David Pearl del Wall Street Journal, venne decapitato in Pakistan dagli estremisti islamici.

Nel video di ieri, però, non viene fatta nessuna menzione di Tice, 33 anni, scomparso il 14 agosto 2012 a nord di Damasco e a ridosso del confine con il Libano, in una regione che all’epoca era contesa tra forze del regime di Bashar al Assad e ribelli locali. Prima di intraprendere la professione di giornalista, Tice aveva servito come marines americano in Afghanistan e in Iraq. Tice, però, probabilmente non è nelle mani degli estremisti islamici., Alla fine di agosto 2012, il Washington Post, giornale per il quale Tice lavorava, citava fonti “bene informate” affermando che il giovane freelance era stato catturato da forze governative e detenuto nei pressi di Damasco dalle forze di Assad.

Le agenzie di intelligence Usa stanno verificano la “autenticità” del video diffuso dall’Is in cui gli jihadisti hanno decapitato Foley. Il presidente Barack Obama è stato informato dell’esistenza del filmato mentre era a bordo dell’Air Force One, di ritorno a Martha’s Vineyard. “Se il video fosse autentico, siamo inorriditi dal brutale assassinio di un giornalista americano innocente ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici”, ha affermato la portavoce del Consiglio nazionale per la sicurezza della Casa Bianca Caitlin Hayden. Secondo il ministro degli Esteri, Philip Hammond, “il video sarebbe autentico”.

Cresce intanto lo sdegno internazionale, di fronte alla furia dei jihadisti dello Stato islamico. In un’intervista a Le Monde, il presidente francese François Hollande ha invocato per settembre una conferenza internazionale per discutere su come affrontare la minaccia degli estremisti islamici. “Il vecchio discorso intervenire o non intervenire non regge più. Dobbiamo immediatamente delineare una strategia globale per combattere questo gruppo che ha una struttura forte, importanti finanziamenti, armi molto sofisticate e che minaccia paesi come Iraq, Siria e Libano. E’ la situazione più grave dal 2001″.

E a questo proposito, la Germania esce allo scoperto. Dopo le accuse più o meno velate di alcuni paesi, come lo stesso Iraq, oggi Berlino ha indicato esplicitamente il Qatar come il vero finanziatore del gruppo jihadista sunnita dello Stato Islamico (Is). “Storie come queste hanno sempre una storia. Chi finanzia queste truppe? Suggerimento: il Qatar”, ha affermato il ministro per gli Aiuti allo Sviluppo Gerd Muller, in una intervista alla ZDF. L’orrore del video di ieri ha scosso anche la Germania, negli ultimi tempi su una ferma linea non-interventista nel mondo. E così, notizia di oggi, anche Berlino invierà armi ai curdi contro gli estremisti islamici.

http://www.affaritaliani.it/esteri/decapitato-iraq2008.html?ref=ig

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Via dall’euro e addio Troika, se solo avessimo un leader

«Come si sa, questo è un paese in cui le cose serie si decidono a ferragosto. Poi, al rientro, gli italiani trovano il piatto cotto in tavola». Fatti da parte, suggerisce Scalfari a Renzi, confermando l’allarme di De Bortoli sull’imminente arrivo della Troika, caldeggiato da Draghi. «E’ stato come se il travolgente successo alle europee, non solo non consacrasse la leadership di Renzi, ma quasi la indebolisse: arginato il M5S, Renzi non serve più», secondo Aldo Giannuli. «E il preannuncio del licenziamento è arrivato con la bacchettata di Draghi, che ha detto papale papale: “Caro Renzi, non mi incanti con la riforma del Senato, sono altre le riforme che devi fare” e, il sottinteso, neanche tanto dissimulato, era “altrimenti togliti di mezzo”». Renzi prima si è messo sull’attenti, poi ha tentato di dire che sulle riforme deciderà lui. «Povero illuso, non si rende conto di avere pochissime frecce al suo arco e di avere troppi avversari: gli americani lo detestano per le sue aperture a Putin, la Merkel non lo digerisce, la Buba gli darebbe fuoco, la finanza che sogna di avventarsi sul peculio berlusconiano non gli perdona il tentativo di salvare il Cavaliere, adesso ci si mette anche Draghi».

Renzi «pensava di affascinare l’Europa con la sua riforma del Senato», ma «non se l’è bevuta nessuno», scrive Giannuli nel suo blog. All’Ue, invece, Renzi «interessa la precarizzazione totale del lavoro in Italia, arraffare quel po’ che ancora ha un valore (Eni, Cdp, Telecom, forse qualche pezzetto di Finmeccanica) e che gli italiani si spremano sino all’ultima goccia di sangue, diano fondo ai risparmi e si vendano casa per pagare gli interessi sul debito pubblico e, se possibile, ne restituiscano una parte attraverso il Fiscal Compact». Tutto il resto sono solo chiacchiere. Problema: con l’economia in recessione, il debito esplode. E presto metterà fine alla bonaccia dello spread. Sul “Sole 24 Ore”, l’economista neoliberale Luigi Zingales scrive che «non saremo mai in grado di soddisfare il Fiscal Compact», e inoltre «la situazione del nostro debito pubblico è insostenibile, a meno di una significativa ripresa dell’inflazione», che è sempre stata il maggior alleato dei paesi debitori. «Ma questo – puntualizza Giannuli – presuppone la sovranità monetaria del debitore, cosa che l’euro ci ha tolto».

Il problema, continua l’analista, è che, mentre gli italiani hanno capitalizzato i loro risparmi in beni reali (essenzialmente immobili), i tedeschi li hanno impiegati per l’acquisto di titoli finanziari, prevalentemente in euro. Per cui, un’inflazione al 3% sarebbe una grande boccata di ossigeno per i paesi indebitati come Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, ma «alle orecchie dei tedeschi suonerebbe come una tassa patrimoniale di pari importo sui titoli». E siccome la moneta comune «non è mai la “moneta di tutti”, ma sempre e solo del più forte», questo non si può fare: «Per i tedeschi la soluzione sta nella spoliazione dei paesi debitori, del loro patrimonio pubblico (aziende, immobili, riserva aurea, Cdp) e di quello privato (risparmi, proprietà immobiliari e, fosse per loro, anche vendita dei figli al mercato degli schiavi)». Per liquidare l’Italia, occorre «azionare con la massima decisione la leva fiscale (ovviamente al rialzo) e svendere subito il patrimonio pubblico», due cose che Monti aveva iniziato a fare «con grande sollievo della platea “europea”». Ovviamente, «dopo una “cura” del genere un paese entra in una fase di estrema decadenza economica per interi decenni», ma Zingales questo non interessa all’“Europa”. «Per i tedeschi, i partner europei sono solo sgabelli su cui arrampicarsi per reggere la sfida della globalizzazione».

Certo, Renzi «non sta dando le risposte attese», limitandosi «a giocare al “piccolo leader”, cosa sommamente irritante». Per la verità, l’“Europa” non ha soluzioni politiche di ricambio, spiega Giannuli: «La destra berlusconiana l’ha già cacciata una volta ed è decotta, il centro non esiste e nel Pd non c’è nessuno che possa dare il cambio al fiorentino». E allora che si fa? Semplice: «Si commissaria l’Italia. Si fa governare il paese dalla Troika». A costringere l’Italia a invocarne “l’aiuto”, basterà «un nuovo “assedio dello spread”»: quando il differenziale sul rendimento dei titoli di Stato risalirà oltre i 500-600 punti, «gli italiani, soprattutto grazie al loro ineffabile Capo dello Stato, faranno quello che devono fare e si troverà il Monti di turno che faccia il lacchè della Troika». Niente di difficile, peraltro: «A preparare il terreno ci sta già pensando Scalfari». Un segnale chiaro, riguardo al pensiero dei poteri forti europei e dei loro esponenti italiani. E Renzi? «Il “bersagliere del nulla” ha solo due scelte davanti: o fa quello che la Bce gli dice, alla lettera e senza capricci, oppure fa saltare il tavolo». Il ricatto del debitore: se io vado in default, mi trascino dietro tutti,  comprese le banche tedesche, così salta anche l’euro. Renzi e Merkel Oppure: ristrutturiamo il debito senza ricatti e rivediamo tutti gli accordi, iniziando a negoziare l’uscita dall’infame moneta unica.

«La forza negoziale dell’Italia sta proprio nel fatto che è un grande debitore, con i suoi oltre 2.000 miliardi di debito», continua Giannuli. «La Ue e l’euro potrebbero resistere agevolmente a un default greco, pari a 300 miliardi, e forse potrebbero incassare anche un tracollo portoghese, ma un colpo da 2.000 miliardi è decisamente troppo». Si sa: un piccolo debito è un problema del debitore, ma un grande debito è un problema del creditore. Forse, a quel punto, «potrebbero accodarsi spagnoli, greci e portoghesi», insieme ai variegati movimenti “euroscettici”. «Dunque, la via sarebbe quella di sedersi tutti al tavolo e assumere il problema del debito come problema comune a debitori e creditori. Questo non è un tempo normale: la grande crisi chiede scelte radicali. Nel nostro caso, o servi della Troika o ribelli decisi a far saltare il tavolo, tertium non datur». Questo, però, «richiederebbe una intelligenza, una preparazione, un coraggio politico di cui non sospettiamo lontanamente  Renzi». La sua «patetica impennata in difesa della sovranità nazionale» resta del tutto irrilevante. Il Fiorentino «sarà travolto prima di aver finito di parlare, ma quello che verrà dopo sarà anche peggiore: prepariamoci».

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Ucraina: bombe su Lugansk, 22 morti. I sospetti di Kiev sugli aiuti da Mosca

Bombardata una delle principali roccaforti dei separatisti nell’Est. Le autorità di Kiev temono che i convogli russi siano un “pretesto per un’invasione militare”, e inviano alcuni loro camion verso Donetsk e Lugansk

Ancora pesanti scontri armati a Lugansk, dove nelle ultime 24 ore almeno 22 civili sono morti nei bombardamenti sulla città, che è una delle principali roccaforti dei separatisti filorusso nell’Est. “È stato un attacco a colpi di mortaio nei quartieri all’est della città. Un autobus, un magazzino e molti edifici sono stati colpiti”, ha detto all’Afp un rappresentante dell’amministrazione regionale. La città è ”accerchiata dall’esercito di Kiev e alle prese con una situazione umanitaria critica”, ha aggiunto il responsabile, che per ragioni di sicurezza preferisce restare anonimo. E Lugansk è – o almeno dovrebbe essere – anche il punto di arrivo di oltre 280 camion di “carichi umanitari” inviati da Mosca. Convoglio che ha scatenato molte tensioni con il governo Poroshenko, visto che Kiev teme si tratti di un’invasione sotto mentite spoglie. Bombe anche a Donetsk, dove un civile è morto e altri undici sono rimasti feriti.

I mezzi carichi di aiuti umanitari partiti da Mosca dovrebbero arrivare alla frontiera ed essere presi in carico dalla Croce Rossa, che però riferisce come la situazione sia più complessa del previsto. I due Paesi, infatti “devono ancora chiarire le procedure per il passaggio del confine”. Mentre il governo di Kiev teme che i camion siano il preludio di un attacco armato del Cremlino, un centinaio di loro è partito verso sud, seguendo un itinerario che fa supporre che il convoglio entrerà in territorio ucraino dalla regione di Lugansk, e non da quella di Kharkiv che è controllata dal governo di Kiev.

Convogli umanitari ucraini - Le autorità ucraine hanno annunciato l’invio di un proprioconvoglio umanitario verso Donetsk e Lugansk, città dell’Ucraina orientale in mano ai separatisti e duramente colpite dalla guerra scoppiata quattro mesi fa. Secondo l’ufficio stampa della presidenza ucraina, i quindici autocarri trasporteranno 240 tonnellate di generi di prima necessità, che saranno anch’essi distribuiti dalla Croce rossa. Continua quindi l’operazione umanitaria del governo diKiev, che mercoledì 13 agosto ha deciso di destinare circa 570mila euro all’emergenza umanitaria nell’est del Paese.

Onu: “Oltre mille morti  nelle ultime due settimane”. Più di duemila persone, di cui la metà solo nelle ultime due settimane, hanno perso la vita negli ultimi quattro mesi nel conflitto tra le truppe di Kiev e i miliziani filorussi. Ad annunciarlo è l’Onu, che spiega che il numero delle vittime è raddoppiato in appena 15 giorni con l’intensificarsi dei combattimenti che hanno portato le truppe ucraine a stringere la morsa sui due principali bastioni separatisti: Donetsk e Lugansk. Sulle due città, da giorni, piovono i proiettili dell’artiglieria ucraina.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/14/ucraina-bombe-su-lugansk-morti-22-civili-kiev-camion-russi-eludono-la-frontiera/1090940/

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Ogni famiglia italiana ha un debito medio oltre 19mila euro

(AGI) – Roma, 14 ago. – Le famiglie italiane sono indebitate per un importo medio pari a 19.251 euro. Complessivamente, i “passivi” accumulati con le banche e gli istituti creditizi ammontano a 496,5 miliardi di euro. I dati sono riferiti al 2013. E’ questo il calcolo della Cgia di Mestre.
  A livello territoriale, denuncia l’Ufficio studi della Cgia, le province piu’ “esposte” sono quelle lombarde. Al primo posto troviamo le famiglie residenti nella provincia di Monza-Brianza, con un debito di 27.544 euro; al secondo posto quelle di Milano, con 27.505 euro e al terzo posto le residenti a Lodi, con 27.281 euro. In fondo alla classifica nazionale, invece, si piazzano le famiglie della provincia di Vibo Valentia, con un debito di 8.742 euro, quelle dell’Ogliastra, con 8.435 euro e, all’ultimo posto, quelle di Enna, con 8.371 euro. Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane, fa notare la Cgia, si intende quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di una abitazione, dai prestiti per l’acquisto di auto/moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc. Dall’inizio della crisi (anno 2007) l’incremento del debito medio nazionale delle famiglie consumatrici e’ stato del 35,1 per cento, anche se dopo il picco massimo toccato nel 2011 le esposizioni sono in calo. L’inflazione, invece, sempre tra il 2007 e il 2013 e’ aumentata del 13,4 per cento.
  “Con il riacutizzarsi della crisi – segnala la Cgia – dal 2011 le famiglie italiane hanno preferito indebitarsi sempre di meno, privilegiando il risparmio. Infatti, tra la fine del 2011 e lo stesso periodo del 2013, i depositi delle famiglie consumatrici sono aumentati a livello nazionale del 12 per cento, con punte del 28 per cento in Trentino Alto Adige e di oltre il 18 per cento nelle Marche e in Emilia Romagna. In buona sostanza, l’esponenziale aumento delle tasse registrato in questi ultimi anni, gli effetti della crisi e la paura che la situazione generale peggiori ulteriormente hanno condizionato le scelte economiche delle famiglie. Meno acquisti, meno investimenti e piu’ risparmi”.
  Come vanno interpretati, invece, i risultati emersi a livello territoriale? “Premesso che i territori piu’ indebitati sono anche quelli dove i livelli di reddito sono i piu’ elevati – prosegue la Cgia – e’ evidente che tra queste realta’ in difficolta’ vi sono anche molti nuclei appartenenti alle fasce sociali piu’ deboli. Tuttavia, le forti esposizioni bancarie di questi territori, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare, ci devono preoccupare solo fino ad un certo punto”.
  Per la Cgia, infine, si sta facendo strada un fenomeno molto pericoloso: “La maggiore incidenza del debito sul reddito si riscontra nelle famiglie economicamente piu’ deboli: e’ evidente che con l’aumento della disoccupazione e la conseguente riduzione del reddito disponibile questa situazione rischia di peggiorare. Non dimentichiamo, inoltre, che in Italia esiste un ampio mercato del prestito informale che non transita per i canali ufficiali. Vista la forte contrazione degli impieghi bancari avvenuta in questi ultimi anni, non e’ da escludere che questo fenomeno sia in espansione, con il pericolo che la piaga dell’usura assuma dimensioni preoccupanti”.

https://www.agi.it/economia/notizie/ogni_famiglia_italiana_ha_un_debito_medio_oltre_19mila_euro-201408141150-eco-rt10055

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Tensione Usa-Israele, Washington ha bloccato consegna missili

New York, 14 ago. (TMNews) – Gli Stati Uniti hanno bloccato il trasferimento di missili aria-terra a Israele durante l’offensiva a Gaza. A scriverlo è il Wall Street Journal, rendendo così pubblico un nuovo motivo di tensione tra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

A luglio, Israele ha richiesto “attraverso canali militari”, all’insaputa della Casa Bianca, “un cospicuo numero di missili Hellfire”, il cui primo lotto stava per essere consegnato, secondo le fonti israeliane e statunitensi del Wall Street Journal. Il Pentagono, però, ha immediatamente fermato la spedizione e i massimi funzionari della Casa Bianca hanno imposto a tutte le agenzie di difesa di consultarsi con loro prima di approvare qualsiasi richiesta israeliana.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/tensione-usa-israele-washington-ha-bloccato-consegna-missili-PN_20140814_00069.shtml

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Ebola, Nigeria: 11 casi accertati, secondo ministero Sanità

Abuja, 14 ago. (TMNews) – Sono undici i casi di ebola accertati in Nigeria. Lo indica un nuovo bilancio del ministro della Sanità del Paese, Onyebuchi Chukwu. Di questi undici casi, tre persone sono morte e altre otto sono curate in un reparto speciale di isolamento a Lagos, metropoli con oltre venti milioni di persone e città più popolosa d’Africa.

Il bilancio del governo nigeriano contrasta leggermente con quello pubblicato mercoledì dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che conta dodici casi confermati – probabili o sospetti – tre dei quali mortali.

La Nigeria non ha registrato casi fuori da Lagos ma le autorità temono che un’infermiera contagiata abbia trasmesso il virus durante un viaggio nell’est del Paese, nella località di Enugu.

Questa infermiera faceva parte del personale medico che aveva curato Patrick Sawyer, funzionario liberiano che ha portato il virus a Lagos in occasione del suo arrivo lo scorso luglio, prima di morire cinque giorni dopo.

L’infermiera ha iniziato a sviluppare i sintomi dell’ebola a Enugu, prima di essere trasferita a Lagos per essere curata. Le autorità avevani indicato mercoledì che 21 abitanti di Enugu, che erano stati in contatto con lei, si trovavano sotto osservazione. Il ministero della Sanità ha chiarito che solo sei restano sotto sorveglianza, mentre altri quindici sono stati dichiarati fuori pericolo.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/ebola-nigeria-11-casi-accertati-secondo-ministero-sanita-PN_20140814_00073.shtml

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Terremoto in Europa: vincono tutti i partiti più radicali. Non c’è maggioranza

Se i dati saranno confermati, i conservatori del Ppe perdono 62 seggi ma restano la prima formazione con 212 deputati con il 28% dei voti, e rivendicano con il loro candidato, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, la guida della commissione. I socialisti perdono 10 seggi, passano da 196 a 186 (con il 24,7% dei voti), e il loro Martin Schulz non intende mollare la presa sulla poltrona di Jose Durao Manuel Barroso.

Portati dal vento dell’euroscetticismo, i partiti piu’ radicali vincono le elezioni europee; un vero e proprio terremoto politico, le cui faglie passano l’una in Francia, l’altra in Gran Bretagna. E l’Europa che si sveglia scopre che la sua vocazione europeista e’ si’ pur sempre maggioritaria ma e’ molto indebolita. I veri vincitori di queste elezioni sono i radicali, di destra in maggioranza, ma anche di sinistra, uniti solo dall’odio per Bruxelles, sinonimo di “sistema di potere”.

Se i dati saranno confermati, i conservatori del Ppe perdono 62 seggi ma restano la prima formazione con 212 deputati con il 28% dei voti, e rivendicano con il loro candidato, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, la guida della commissione. I socialisti perdono 10 seggi, passano da 196 a 186 (con il 24,7% dei voti), e il loro Martin Schulz non intende mollare la presa sulla poltrona di Jose Durao Manuel Barroso. Ma le due grandi famiglie politiche anche se troveranno insieme una via d’uscita, scegliendo un candidato comune, sentiranno forte la pressione degli anti-Ue. i. I liberali scendono a 70 seggi (9,3%). Gli euroscettici sono di fatto triplicati (141). L’Efd ottiene 36 seggi, gli eurodeputati indipendenti salgono a 38 (5%), gli altri partiti non allineati sono a quota 67 eurodeputati. I conservatori e riformisti registrano 44 seggi, mentre la sinistra di Tsipras scende a 43 seggi e i Verdi restano a 55. Uno sguardo anche all’affluenza, che era andata via via scemando dalle prime elezioni europee, nel 1973, arrivando al picco negativo del 43$ nel 2009. Ma in questo panorama, anche un miglioramento minuscolo, ovvero il 43,09% viene salutato come una svolta storica.

L’autentico terremoto politico anti-Ue (che vede a Bruxelles oltre 140 parlamentari non solo euroscettici ma anti-sistema) parte dalla Francia. L’annunciata vittoria della destra del Front National di Marine Le Pen, di gran lunga il primo partito con il 25,40%, ha stordito tutti. Non tanto i gollisti dell’Ump, secondi con il 20,6%, quanto i socialisti del presidente Francois Hollande crollati al loro minimo storico, appena il 14%. Lo sgomento e’ tale che domani e’ stato convocata all’Eliseo un gabinetto d’emergenza. Le Pen ha gia’ chiesto elezioni anticipate e l’Eliseo tenta di arginare lo scossone assicurando che trarra’ “lezione da questo evento cruciale”. Ma lei promette di scuotere il Paese e l’Ue: il popolo francese “non vuole piu’ esser governato dall’esterno, rispondere a leggi per cui non hanno votato o obbedire a uomini che non sono soggetti alla legittimita’ del suffragio universale”.

La seconda faglia del sisma si e’ aperta fragorosa nel Regno Unito, Paese euroscettico per eccellenza. Mancano ancora i risultati dell’Irlanda del Nord, ma l’Ukip (dichiaratamente anti-Ue) di Nigel Farage e’ decollato al primo posto con 24 deputati, piazzandosi a oltre il 29%, ben 11 in piu’ rispetto al 2009. I laburisti sono al 25,4%, i conservatori al 24,6%, i Verdi al 7,9, davanti ai Liberaldemocratici al 6,9%. La vittoria dell’Ukip significa la prima volta dal 1910 in cui le elezioni non sono vinte da uno dei partiti storici, Tory o Labour. “Abbiamo colpito molto duramente”, ha detto Farage, salutando “il piu’ straordinario risultato della storia politica degli ultimi 100 anni”. Ora ovviamente punta al Parlamento di Westminster perche’ a tre quarti dei seggi assegnati, l’Ukip e’ a 23 seggi, i conservatori a 18, al pari dei laburisti di Ed Miliband; sono invece quasi scomparsi i liberal-democratici di Nick Clegg, compagni di colazione con Cameron, che hanno perso 9 seggi e ne hanno conservato solo uno.

Va un po’ meglio per il fronte europeista in Germania. In Germania la Cdu/Csu di Angele Merkel resta il primo partito con il 36,3% (ma arretra rispetto al 42,5 delle politiche del 2013), a quasi 10 punti dai compagni di ‘grosse koalition’, ma rivali a Straburgo, l’Spd che ha ottenuto circa il 27,4%. Anche nel Paese che fa traino all’Ue, trionfano gli anti-euro dell’Afd, nati solo nella primavera del 2013, che sono al 7%, quarto partito dietro ai Verdi al 10,50%. A seguire la sinistra dei Linke, filo-Ue. La Germania, dove non c’e’ soglia di sbarramento, mandera’ anche un rappresentante di gruppi come i neonazisti dell’Npd con l’1% o i Piraten con l’1,4%. In Olanda, dove si e’ votato il 22 maggio, dalle urne e’ uscita la sorpresa che la formazione xenofoba e anti-Ue del Pvv di Geert Wilders, data dagli exit poll quarta, e’ in realta’ seconda ex aequo con i Democratici 66, per cui ad entrambi vanno 4 seggi. Primi i cristiano democratici con 5 deputati.

In Austria vince il centro destra dell’Ovp con il 27,3%, seguito dai social-democratici al 23,8%. Terzi spuntano i nazionalisti e anti-Ue dell’Fpo con il 19,5%. L’Fpo spera di riuscire a formare un gruppo anti-Ue comune con il Front National di Le Pen. In Danimarca ha stravinto il partito anti-immigrati Danish People Party con il 26,2, all’opposizione, che non punta ad alleanza con il Front National di Le Pen, giudicata formazione antisemita e antigay. Il partito di maggioranza, i social democratici sono secondi al 19,1%. In Grecia e’ il trionfo del partito anti-Ue per eccellenza, stavolta da sinistra. Si tratta di Syriza di Alexis Tsipras, primo partito greco con il 26,5%, che ha fatto della lotta all’austerita’ imposta dalla troika Ue-Bce-Fmi la sua ragion d’essere. Trionfo anche per l’estrema destra di Alba Dorata al 9,34%. In mezzo il partito del premier Antonis Samaras Neo Demokratia con il 23,13% che governa con il Pasok di Evangelos Venizelos, solo quarto con l’8,07%. Tsipras ha gia’ chiesto elezioni anticipate. In Spagna sono state punite le due formazioni principali che hanno governato negli ultimi anni di asuterita’: il Pp del premier Mariano Rajoy e’ al 26,03 e passa da 24 deputati a 16 (-8); peggio e’ andata ai socialisti con il 23,04%, che da 23 scendono a 14 perdendone 9. Exploit della formazione anti sistema fondata solo due mesi fa, Podemos (emanazione politica organizzata del movimento di protesta ‘ocupamos’), che dal nulla ha conquistato 5 seggi.

In Ungheria la notizia e’ il crollo dell’estrema destra ultranazionalista e razzista di Jobbik, secondo partito con il 14,68% ma che ha ceduto 6 punti rispetto alle politiche del 6 aprile. Primo Fidesz con il 51,49% del controverso premier Viktor Orban. Infine, per restare ai maggiori membri del club Ue, in Portogallo, che sta lentamente uscendo dalla crisi e’ stato punita la coalizione di governo del premier Pedro Passos Cohelo (social democratico) che ha imposto severe misure di austerita’, come in Grecia. Primi sono i socialisti con il 31,45% seguiti al 27,7% dall’insieme di formazioni al governo.

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