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Tutti i benefici

La loro arma principale è il potassio, prezioso alleato di cuore e intestino

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Niente grassi saturi, zero colesterolo e niente sodio, ma tante vitamine, tante fibre e tanti minerali, soprattutto potassio. Sono queste le caratteristiche della banana che ne fanno un prezioso alleato della salute. Un frutto di dimensioni medie (pari a circa 125 grammi) fornisce 30 grammi di carboidrati, 1 grammo di proteine, 3 grammi di fibra alimentare e solo 110 calorie. Passando ai micronutrienti, le banane sono ricche di vitamina A (81 unità internazionali), B2 (0,1 mg), B3 (0,8 mg), B9 (25 microgrammi), B6 (0,5 mg) e C (9 mg), di ferro (0,3 mg), magnesio (34 mg), manganese (0,3 mg) e, soprattutto, potassio: 450 mg.

E’ proprio il potassio uno degli ingredienti più salutari della banana. Oltre a proteggere la salute cardiovascolare (aiuta a ridurre la pressione e protegge dall’ictus e dalle cardiopatie ischemiche), questo minerale contribuisce a preservare la densità ossea, contrasta la perdita di massa muscolare, riduce la comparsa dei calcoli ai reni e favorisce la regolarità intestinale, ripristinando un buon equilibrio elettrolitico anche in caso di diarrea. Il consumo di quantità elevate di potassio è stato inoltre associato a una riduzione del 20% del rischio di morire per una qualsiasi causa, mentre i bambini che mangiano una banana al giorno corrono un rischio di avere a che fare con l’asma inferiore del 34% rispetto agli altri. Sempre in tenera età, la vitamina C delle banane aiuta a ridurre il rischio di leucemia, mentre la lotta contro la comparsa del cancro al colon retto passa attraverso le fibre presenti in questo frutto.

Le fibre della banana aiutano anche i diabetici. In particolare, grazie alla loro presenza le banane riducono la glicemia in caso di diabete di tipo 1 e migliorano i livelli di zuccheri, lipidi e insulina in chi ha a che fare con il diabete di tipo 2. Infine, la presenza dell’amminoacido triptofano fa sì che le banane proteggano la memoria e aiutino a migliorare l’umore.

Sfruttarne i benefici non è difficile. Le banane, già gustose in quanto tali, possono essere utilizzate per preparare frullati o dolci o aggiunte ai cereali della colazione. Chi assume beta-bloccanti e alcuni diuretici deve però fare attenzione: questi farmaci possono aumentare i livelli di potassio nel sangue, perciò il loro utilizzo non dovrebbe essere abbinato a un consumo elevato di cibi come le banane.

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/16435-tutti-i-benefici-delle-banane

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Gli antibiotici non funzionano? L’alternativa sono gli antidolorifici

Infezioni resistenti, effetti indesiderati… l’alternativa agli antibiotici si chiama antidolorifici che, secondo un nuovo studio, possono uccidere i batteri allo stesso modo, utilizzano però un differente meccanismo d’azione

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Si parla ormai da molto tempo di trovare un’alternativa valida agli antibiotici. Se ne parla perché le infezioni resistenti sono sempre più diffuse e agguerrite, con il risultato che molte di queste divengono incurabili e chi ne è vittima può morire.
Ma questa alternativa tanto ricercata potrebbe essere già disponibile e alla portata di tutti: sarebbero i farmaci antidolorifici. Secondo una scoperta pubblicata sulla rivista Chemistry&Biology, infatti, alcuni farmaci utilizzati comunemente per combattere dolori, infiammazione e febbre sarebbero in grado di uccidere i batteri proprio come fossero antibiotici, sfruttando tuttavia un differente meccanismo d’azione.

La scoperta è stata fatta da un team di ricercatori australiani dell’University of Wollongong, coordinati dal dott. Aaron Oakley, che hanno testato gli effetti di tre noti farmaci appartenenti alla classe più comune di antidolorifici non steroidei: bromofenac, carprofen e vedaprofen.
I risultati dei test hanno mostrato che i farmaci avevano anche un’azione antibatterica, pur agendo in modo diverso dagli antibiotici. Il meccanismo impiegato è quello di impedire al batterio di replicare il proprio Dna, processo che l’agente patogeno sfrutta per potersi replicare nell’organismo infettato, cosa che altrimenti non riuscirebbe a fare.

Gli scienziati, approfondendo lo studio, sono riusciti a capire anche come avviene nel particolare questa azione antibatterica. I farmaci antidolorifici disattivano un enzima denominato “pinza del Dna” (o Dna Clamp, in inglese) che funge da aiutante dell’enzima polimerasi che si occupa di copiare il Dna. La funzione della “pinza” è quella di permettere all’enzima di restare attaccato al Dna durante il processo di replica; va dunque da sé che se manca la Clamp non può avvenire la copia del Dna e il batterio non può moltiplicarsi e proseguire nell’azione infettante. Il risultato è pertanto una remissione dell’infezione, così come un tempo avveniva con gli antibiotici ora inefficaci.

http://www.lastampa.it/2014/03/14/scienza/benessere/medicina/gli-antibiotici-non-funzionano-lalternativa-sono-gli-antidolorifici-XrmDWxbN4N39yP6vepsUlL/pagina.html

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Preferenze, soglie e parità di genere, ecco tutte le mine per l’Italicum al Senato

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Renzi tira un sospiro si sollievo: l’Italicum alla Camera è passato. Ma l’incubo Senato già si staglia all’orizzonte. Già, perché è proprio a Palazzo Madama che i numeri sono più risicati ed è proprio qui che il premier “controlla” di meno le sue truppe. Infatti, su 107 senatori democratici, i renziani sono solo una trentina.

Preferenze
Sarà questo il tema più spinoso. Già alla Camera l’emendamento che introduceva le preferenze (mettendo a repentaglio l’accordo Renzi-Berlusconi) non è passato di strettissima misura perché tutto il gruppo Ncd e molti deputati Pd hanno votato a favore. Cosa succederà in Senato dove l’alleanza tra alfaniani e Pd può contare su numeri più solidi e potrà allargarsi anche a una quota di grillini? Se un emendamento del genere passasse, rappresenterebbe la pietra tombale sull’Italicum. Per questo già la prossima settimana il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda incontrerà il gruppo e avvierà una grande operazione diplomatica per sminare il terreno.

Soglie
Anche gli sbarramenti potranno rappresentare un serio ostacolo. In particolare, la soglia del 4,5% per i partiti che si presentano in una coalizione è molto criticata sia dalla minoranza Pd che da Ncd (entrambi vorrebbero abbassarla ulteriormente al 4%). Ed anche la soglia minima del 37% di voti necessaria perché una coalizione o un partito vinca le elezioni aggiudicandosi il premio di maggioranza viene osteggiata apertamente da alcuni piccoli partiti – primo fra tutti Scelta civica – che vorrebbero alzarla. Il partito di Stefania Giannini è sul piede di guerra non meno di Ncd e, ancora prima del sì della Camera, ha chiesto a Renzi un incontro di maggioranza per rivedere l’impianto della legge al Senato.

Parità di genere
Gli emendamenti sulla parità di genere alla Camera non sono passati. Secondo il testo attuale le liste dovranno garantire la presenza paritaria di uomini e donne ma l’alternanza non è obbligatoria. Anche se viene garantita la presenza di almeno una donna dopo due uomini, questo non garantisce una sufficiente rappresentanza femminile perché in ciascuna lista saranno eletti il primo e, al massimo, il secondo candidato. Dunque, se in cima alla lista non ci sono donne, la rappresentanza femminile sarà giocoforza penalizzata. Questo stato di cose porterà a un’inevitabile saldatura trasversale delle senatrici. E a favore di questo schieramento ci sarà la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro. La combattiva rappresentante della minoranza Pd ha già avvertito che vorrà avere voce in capitolo anche in virtù del ruolo istituzionale che ricopre al Senato. Anche questo minaccia di trasformarsi in una difficoltà di percorso per l’Italicum.

I numeri
Sulla carta l’asse Pd-Fi conta al Senato 167 voti che costituiscono un margine molto basso rispetto all’asticella minima di 161 voti della maggioranza assoluta: 107 sono i senatori Pd e 60 quelli di Fi. Ma nel gruppo Pd i renziani rappresentano una piccola minoranza pari a circa una trentina. La maggioranza potrebbe contare poi sui 32 senatori Ncd, sugli 8 di Scelta civica e sugli 11 Popolari per l’Italia. Peccato che questi vorranno in cambio il sì a modifiche di una certa entità. Reggerà l’Italicum a questa prova di forza? Una sola cosa è certa: al Senato non è possibile alcun voto segreto e dunque qualunque battaglia andrà condotta alla luce del sole.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-13/preferenze-soglie-e-parita-genere-ecco-tutte-mine-l-italicum-senato-101549.shtml?uuid=ABoqUl2

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Piano Casa, interventi per 1,74 miliardi

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Sostegno all’affitto a canone concordato, ampliamento dell’offerta di alloggi popolari, sviluppo dell’edilizia residenziale sociale. Sono i tre punti cardine del piano per l’emergenza abitativa varato dal Consiglio dei ministri. Un pacchetto di norme per cui è stato previsto uno stanziamento di un miliardo e 741 milioni di euro. Il primo obiettivo del decreto legge è fornire immediato sostegno economico alle categorie sociali meno abbienti che ad oggi non riescono più a pagare l’affitto, con l’aumento di 100 milioni del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, e di 226 milioni del Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli. Per favorire l’immissione sul mercato degli alloggi sfitti si riduce dal 15% al 10%, per il quadriennio 2014-2017, l’aliquota della cedolare secca di cui si potrà usufruire anche in caso di abitazioni date in locazione a cooperative o a enti senza scopo di lucro, purché sublocate a studenti con rinuncia all’aggiornamento del canone di locazione o assegnazione. Per attenuare le tensioni sul mercato delle locazioni (2,5 milioni di famiglie in affitto pagano un canone superiore al 40% del loro reddito) la norma prevede che le risorse del fondo affitto siano destinate anche alla creazione di strumenti a livello comunale che svolgano una funzione di garanzia terza fra proprietario e affittuario. Si prevede un Piano di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica, che beneficerà dello stanziamento di 400 milioni di euro con il quale finanziare la ristrutturazione con adeguamento energetico, impiantistico e antisismico di 12mila alloggi. Inoltre viene previsto un ulteriore finanziamento, di 67,9 milioni di euro, per recuperare ulteriori 2.300 alloggi destinati alle categorie sociali disagiate (reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro, nucleo familiare con persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento, figli fiscalmente a carico e che risultino soggetti a procedure esecutive di rilascio per finita locazione). Una sezione del decreto legge riguarda l’acquisto degli alloggi ex Iacp da parte degli inquilini. L’obiettivo è incrementare l’offerta di alloggi sociali anche attraverso attività di recupero, manutenzione e gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica senza consumo di nuovo suolo. Per favorire le vendite è prevista la costituzione di un Fondo destinato alla concessione di contributi in conto interessi su finanziamenti, che avrà una dotazione massima per ciascun anno dal 2015 al 2020 di 18,9 milioni di euro per un totale di 113,4 milioni. Ancora, più vantaggi per chi abita in un alloggio di edilizia popolare Il governo prevede che per gli anni 2014, 2015 e 2016 ai soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi sociali adibiti a propria abitazione principale spetti una detrazione complessivamente pari a 900 euro, se il reddito complessivo non supera i 15.493,71 euro, e di 450 euro, se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma non supera i 30.987,41 euro. Più vantaggi anche per chi mette in affitto alloggi sociali nuovi o ristrutturati. I redditi derivanti dalla locazione di alloggi nuovi o ristrutturati non concorrono alla formazione del reddito d’impresa ai fini Irpef, Ires e Irap nella misura del 40 per cento per un periodo non superiore a dieci anni dalla data di ultimazione dei lavori. Trascorsi almeno 7 anni dalla stipula del contratto di locazione, l’inquilino avrà facoltà di riscattare l’unità immobiliare. Due vantaggi per chi acquista: l’Iva dovuta dall’acquirente viene corrisposta solo al momento del riscatto e non all’inizio; il reperimento del fabbisogno finanziario residuo per l’acquisto è rimandato al momento dell’atto di acquisto. Inoltre chi vende rimanda la tassazione Ires e Irap sui corrispettivi delle cessioni alla data del riscatto.

http://www.agopress.info/piano-casa-interventi-per-174-miliardi/25046/

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Aurelio Regina (Confindustria): “Da Renzi nessuna manovra incisiva per la crescita”

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Il pacchetto di misure presentate dal premier Matteo Renzi non convince Confindustria. Per il vicepresidente con delega allo Sviluppo Economico, Aurelio Regina, nei provvedimenti messi a punto “non ci sono manovre incisive per far riprendere la crescita del paese” e in molti casi si tratta solo di “annunci”. Intevenendo alla trasmissione “coffee break” su la7, Regina, pur apprezzando l’intervento sull’irpef, ha aggiunto: “riteniamo che il problema del paese sia un problema di competitività e di crescita, una crescita che manca da tantissimi anno. Avremmo preferito – ha spiegato – provvedimenti diretti alla crescita e alla competitività”.

Per il vicepresidente di confindustria, è, Invece “utile” l’intervento sulla “stortura della legge fornero”, anzi la legge in questione “andrebbe abolita tout court”. In alcuni casi, dunque “gli interventi sono utili, in altri, invece pericolosi come quello sull’energia che – ha spiegato -potrebbe sembrare utile per le piccole e medie imprese, ma non si dice dove si prendono i soldi”. Il rischio, a giudizio di Regina, è che “arrivino dalle grandi imprese manifatturiere” che in altri paesi, come la Germania, sono state invece tutelate sotto il profilo energetico. In generale, occorre “rendere competitive le imprese che possono investire e crescere, ecco perche la priorità noi – ha spiegato – l’abbiamo messa sull’irap e sulla componente lavoro dell’Irap”.

“Confindustria – ha detto Regina – non si è espressa perché non c’è niente su cui esprimersi, solo annunci sui giornali, neanche alle forze politiche e sociali del paese. Quando avremo provvedimenti delineati nel loro insieme, ci esprimeremo”. Il vicepresidente di confindustria, ha espresso anche “preoccupazione sul taglio dell’Irap. Intanto – ha chiarito – parliamo di 2,6 miliardi e non è il 10% ma il 7% perchè l’irap vale 40 miliardi. Poi, ammesso che il taglio sia coperto dall’aumento delle tasse sulle rendite, dobbiamo sapere di che parliamo, perché c’è il rischio che paghino i cassettisti, cioè piccoli risparmiatori”.

http://www.huffingtonpost.it/2014/03/13/regina-confindustria-renzi-nessuna-manovra-incisiva_n_4955037.html?utm_hp_ref=italy&ir=Italy

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La ripresa va, il lavoro no. Il Job Act rischia di non bastare

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Domeniche in fabbrica. Nuovi macchinari. Più turni. ?Viaggio nelle regioni dove la produzione riparte. Ma le imprese non assumono. E il Jobs Act rischia di non bastare

Si chiama Kers, conosciuto per le sue dimensioni come “valigetta del Kers”, l’oggetto misterioso della Ferrari di Formula Uno. È uno degli ingranaggi più innovativi dei bolidi del Cavallino, una specie di propulsore che recupera l’energia dispersa durante le frenate per dare più potenza quando serve.

Lo fabbricano trenta operai della Magneti Marelli di Corbetta, nel milanese. Quindici di loro sono metalmeccanici assunti a tempo indeterminato, l’altra metà precari disposti a tutto pur di essere stabilizzati. Ma qui, da quattro anni, non si investono risorse su nessuno. L’azienda, che fa parte del gruppo Fiat, va bene. Da tempo non c’è più cassa integrazione, il portafoglio ordini è gonfio e ci si attende un buon bilancio 2013.

Per far fronte alla crescita delle commesse si punta sull’aumento della produttività con i tre turni, il lavoro nel week end e il guru giapponese Hajime Yamashina – quello del metodo Toyota – che gira fra gli stabilimenti suggerendo dritte per lavorare meglio e più in fretta. Ai picchi produttivi si risponde con gli interinali: di nuovi contratti a tempo indeterminato, neanche l’ombra. Conferma Mirco Rota, della Fiom: «Come tante altre industrie, la Magneti Marelli ha ingranato la quinta, cresce nei volumi ma l’occupazione resta al palo». Perché un dipendente è come un diamante: costa ed è per sempre.

Da settembre le statistiche dei maggiori centri studi hanno smesso di somigliare a bollettini di guerra e prevedono che l’Italia crescerà di un timido 0,7 per cento nel 2014, grazie all’export. Ma c’è poco da festeggiare. In sei anni il Prodotto interno lordo (Pil) è sceso di nove punti percentuali e i disoccupati sono raddoppiati, 3,2 milioni.

Per giunta la Confindustria parla di una caduta strutturale dell’occupazione, cioè di una tendenza difficile da invertire. Al punto che, nel 2013, la Cgil stima in oltre 515mila i lavoratori relegati in cassa integrazione a zero ore. Per toccare con mano la crudezza di una ripresa senza occupazione basta un tour nelle fabbriche delle regioni italiane dove, già oggi, esportazioni e fatturati sono tornati a crescere e nel 2014 lo faranno più che altrove: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Alla Carraro Drive Tech di Capodarsego, nel padovano, dopo una faticosa trattativa sindacati e manager hanno firmato un accordo: 40 milioni di investimenti in cambio del ciclo continuo per far andare gli impianti giorno e notte. Così si ottiene maggiore produttività, cioè più macchine agricole prodotte (di questo si occupa la Carraro) a parità di costi. La società assumerà cento persone, ma ci vorrà tempo, e intanto i 900 dipendenti non lesinano sugli straordinari.

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Per chi cerca lavoro, dunque, le prospettive restano grigie. «Se il ritmo di crescita del Pil arrivasse all’1,5 per cento annuo – valore che abbiamo sfiorato solo nel periodo di relativo splendore fra il 2003 e il 2007 – il reddito pro capite delle famiglie tornerà come quello precrisi soltanto nel 2026», analizza Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma. Al contrario, potremmo essere fuori dal guado nel 2020, se il governo investisse 30 miliardi l’anno, metà per ridurre le tasse alle imprese, l’altra per tirare fuori dal baratro chi è caduto in povertà. Purtroppo, però, fra spending review e altri tagli, lo staff economico del nuovo premier Matteo Renzi sembra che quest’anno non possa racimolare più di 10 miliardi: troppo pochi per soffiare con forza sul fuocherello della ripresa. Ecco perché la disoccupazione, che a livello nazionale tocca il record del 12,9 per cento, non si ferma neppure nelle regioni locomotiva.

Il capo della Telwin di Villaverla, Vicenza, leader delle saldature, 70 milioni di fatturato e 350 dipendenti, per uscire dalle turbolenze della crisi ha tolto le commesse agli artigiani esterni e attivato un contratto di solidarietà per ridurre l’orario ai dipendenti: «Il prezzo da pagare in termini di occupazione è alto, ma l’azienda si è mantenuta profittevole», dice Raffaele Consiglio, della Fim-Cisl. Se Telwin non avesse fatto così, avrebbe dovuto indebitarsi e chissà come starebbe oggi; ma grazie alla flessibilità ha abbassato i costi e intercettato nuovi mercati. Quindi, l’azienda cresce nei volumi, senza però assumere. In cinque anni in Veneto sono saltati centomila posti, due terzi nel manifatturiero, dagli elettrodomestici Electrolux ai cantieri navali Fincantieri, dai pullover Benetton al vetro soffiato La Murrina, dagli occhiali Safilo alle moto Aprilia. Numeri neri: solo per ricollocare i cassintegrati servirebbe una nuova fabbrica da 35 mila operai; una seconda da 100 mila posti sarebbe necessaria per piazzare le tute blu disoccupate e una terza altrettanto grande servirebbe per assorbire i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.

«Più produzione e più Pil non significano più occupazione. Di mezzo ci sono l’automazione industriale, che riduce la necessità di lavoratori, e le nuove forme di organizzazione, dalle quali però non possiamo prescindere per non perdere competitività. Bisogna far crescere i settori ad alta occupazione, come il turismo», dice una preoccupata Franca Porto, segretario della Fim veneta, che nessun economista oggi riuscirebbe a rassicurare. E anche Francesco Daveri, professore di Politica Economica all’Università di Parma, sparge cautela. È vero che quando finisce una recessione il lavoro arriva sempre tardi: «Ma stavolta la ripresa ha luogo in un contesto più globale. Le grandi aziende, come Fiat e Barilla, per rimettere in ordine i conti, hanno fatto acquisizioni all’estero.

Quindi il moltiplicatore dei posti di lavoro è meno garantito». Anche negli Stati Uniti, dove l’economia è ripartita, l’occupazione va al rallentatore. Chi ha studiato, conosce le lingue, viaggia e sa maneggiare l’economia e Internet, non ha grossi problemi. Ma gli operai restano parcheggiati, perché nel frattempo i datori di lavoro hanno spinto sull’automazione, la delocalizzazione o le strategie per migliorare la produttività. Come alla bergamasca Brembo, capofila di un settore auto che in Lombardia è tornato a viaggiare. O, ancora, alla Arag di Reggio Emilia, un’azienda che cresce del 15-20 per cento l’anno e fa computer di bordo. Lì di operai non ne cercano, sono sufficienti i 250 attuali, addestrati per rendere più pimpante la produzione. Il proprietario, Giovanni Montorsi, assumerebbe volentieri una decina di ingegneri ma fatica a trovarne di adatti.

Difficile per i giovani non farsi scoraggiare. Prendiamo il caso di Lactalis Galbani, di proprietà della famiglia francese Besnier, che in quindici anni si è mangiata la maggior parte dei formaggi lombardi (Invernizzi, Cademartori, Locatelli, Vallelata, più l’emiliana Parmalat). Il colosso è cresciuto del 18 per cento nel 2013. I formaggi vanno forte all’estero, meno in Italia, e così Lacatalis taglia i costi e chiude l’Invernizzi di Caravaggio (Bergamo), lo stabilimento dei formaggini “Susanna tutta panna”. Besnier trasferirà i 218 dipendenti a Pavia, mentre salteranno circa cento giovani precari. Anche nelle multinazionali, dunque, tira una brutta aria: nel giugno 2013 i manager del colosso chimico tedesco Henkel avevano dato un premio di produzione a tutti i 75 operai di Mezzago (Monza). Un paio di settimane dopo, hanno chiuso la fabbrica. «Per ridurre i costi i gruppi fanno costanti riorganizzazioni, anche se vanno bene», spiega Aldo Isella della Cisl, che ha firmato un accordo con l’Eni per prepensionare (via mobilità) mille colletti bianchi in cambio di cinquecento neo assunti.

Così, anche se gli indicatori della crescita migliorano, sono in molti a temere una falsa ripartenza. Dice Fabiano Schivardi, che insegna Economia alla Luiss: «Se entro l’estate la crescita si rafforzerà, ripartirà anche l’occupazione. Ma per ora nessuno si azzarda ad assumere, perché una gelata potrebbe cancellare i germogli d’inizio anno». L’atteggiamento dell’Unione Europea, pensa il professore, sarà determinante. Se alle imminenti elezioni europee vincerà la politica del rigore, allora la crescita si arresterà; se s’investirà per rilanciare i Paesi in difficoltà, allora l’Italia potrà guarire. «Abbiamo bisogno di stabilità e servono scelte condivise con l’Europa, come l’unione bancaria, utile per rianimare il credito all’industria», spiega Schivardi. Nel frattempo, per porre un freno alla disoccupazione, Renzi ha promesso di presentare il Jobs Act in Parlamento entro metà marzo: all’interno della riforma è prevista l’introduzione di un assegno universale per chi perde il lavoro (anche gli atipici) e un unico contratto a tutele progressive, in sostituzione della giungla dei 40 contratti attuali.

Un problema che il governo dovrà risolvere è recuperare l’enorme divario che si è creato fra salari e produttività. Questo rapporto in Germania è rimasto stabile, da noi i salari sono cresciuti mentre la produttività è calata. Uno scollamento che va ricucito tagliando le tasse sul lavoro. Come? «Chiedendo a Bruxelles di dirottare tutti i finanziamenti europei sulla riduzione del cuneo fiscale», suggerisce l’economista. Intanto le grandi aziende si portano avanti. Secondo Schivardi, alcune vertenze scottanti (come l’Electrolux), potrebbero nascondere il tentativo di abbattere la contrattazione nazionale, come ha fatto Fiat, puntando sulla contrattazione decentrata per scambiare la flessibilità con maggiori investimenti. Come è successo alla Ducati Moto di Bologna dove Luigi Torlai, direttore risorse umane, dopo quattro anni di trattativa ha convinto i sindacati a firmare un accordo per assumere a tempo indeterminato 30 persone con un part time verticale, che li terrà in azienda da gennaio a luglio. Una strategia che consente di coprire i picchi stagionali risparmiando sui costi di formazione del personale interinale e preparare il ricambio generazione tra gli operai. Trenta assunzioni part time su un organico di 980 persone sono poche. Ma per chi farà parte del gruppo, sarà come aver vinto un Gran Premio.

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Spese “sospette”, Agenzia Entrate spedisce 20mila lettere ai contribuenti

(AGI) – Roma, 13 mar. – L’Agenzia delle Entrate spedira’ 20mila lettere ai contribuenti entro i prossimi dieci giorni: sono nel mirino gli scostamenti di rilevante dimensione – oltre il 20% – fra spese accertate e reddito dichiarato. Lo ha spiegato in una intervista al Corriere della Sera il vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, Marco Di Capua: “Ci muoveremo in una cornice di ampia garanzia per i contribuenti – ha detto – gia’ la legge assicura che la soglia di scostamento deve essere superiore al 20 per cento per giustificare le attenzioni del Fisco, a questo noi abbiamo aggiunto un’ulteriore tutela: non selezioneremo nessun contribuente che avra’ uno scostamento tra spese e reddito dichiarato che sta entro i 12 mila euro. Insomma le 20 mila lettere che stiamo per spedire saranno un test realizzato con la massima cura”. Di Capua tranquillizza i contribuenti: “Non bastera’ fare una cena da 3 mila euro, magari per festeggiare il proprio 25esimo anniversario, per far accendere la spia del sospetto. Dovranno concentrarsi una serie di voci per creare uno scostamento davvero ampio e su somme considerevoli. Non siamo alla ricerca di fenomeni marginali, non converrebbe a nessuno. Nemmeno allo Stato. E comunque, anche nei casi piu’ eclatanti, le persone contattate potranno sempre venire da noi e dimostrarci – prosegue Di Capua – che hanno avuto un’eredita’ o una fonte di reddito che e’ legittimo non dichiarare e che spiega lo scostamento tra il loro tenore di vita e il reddito dichiarato”.

http://www.agi.it/economia/notizie/201403131059-eco-rt10068-spese_sospette_agenzia_entrate_spedisce_20mila_lettere